• Il Manifesto di Extravesuviana

    • Chi racconta chi?

    Ci siamo definiti spesso come marginali, periferici, provinciali. Addirittura alieni rispetto a una realtà che accettiamo a fatica o non accettiamo affatto.

    Chi scrive è tutto questo nella realtà ma anche nella propria rappresentazione: siamo nella strana condizione di essere nei fatti marginali rispetto al presente perché non partecipiamo alla sua costruzione, e nella nostra autorappresentazione marginali, estranei ai fatti della storia perché non li riconosciamo come buoni o utili.

    Da qui l’esigenza di raccontarci, di raccontare un’altra storia, di raccontare le nostre storie, quelle vissute e quelle immaginate, per diventare soggetti e narratori, per non essere più soltanto oggetto di narrazioni altrui, per tentare di definirci in maniera compiuta piuttosto che essere definiti nei numeri di una statistica più o meno ufficiale.

    • Raccontare cosa?

    Ci siamo definiti spesso, e genericamente, come precari. Siamo operai, lavoratori dipendenti, lavoratori a nero, liberi professionisti spesso non per libera scelta, lavoratori a progetto, studenti.

    La verità è che abbiamo poche certezze.

    E noi vogliamo e dobbiamo raccontare la verità che, sia chiaro, non è fatta solo di ostacoli e stenti ma anche di riscatto, bellezza, dolore e gioia, resistenze, molte sconfitte ma anche qualche vittoria. La verità è che siamo in bilico tra il fuggire e il restare, non sappiamo se è meglio trovare uno spazio migliore o costruirlo.

    Intanto facciamo dei tentativi per capire se la possibilità di percorrere strade diverse esista o meno.

    Raccontare la verità dunque, prendere a riferimento la vita e le condizioni collettive, nonché le solitudini e le relazioni tra i singoli e la comunità, consapevoli di abitare uno spazio e un tempo di crisi (che crisi?), uno spazio e un tempo nei quali tutto è messo in discussione, e complesse diventano le definizioni presenti e future.

    • Raccontare perché?

    Ci definiamo e ci definiscono spesso, troppo spesso, come singoli, come se fosse possibile una definizione senza una relazione.

    Io sono un uomo fintanto c’è un altro uomo, io sono un uomo fintanto c’è una donna, io sono un insegnante fintanto c’è uno studente, e uno studente fintanto c’è un insegnante, io sono un lavoratore dipendente fintanto c’è un altro uomo la cui esistenza non dipende dal proprio lavoro, io sono uno scrittore fintanto c’è un lettore.

    Ecco perché scriviamo dunque, ecco perché raccontiamo le nostre storie. Perché vogliamo scoprire le relazioni che ci definiscono, vogliamo crearne altre per definirci meglio, vogliamo diventare una comunità ed esistere come tale.

    Siamo extravesuviani e abbiamo invaso ogni angolo, e quando ci incontreremo ci riprenderemo questa terra.