• Collettivo Extravesuviana

    • maggio 21, 2012 in Parole

    Albaverde

    di Maria Grazia Silvestro*

     

    Sarà la solitudine che tutte le mattine ci accompagnava, che ci apparteneva, su quella fermata dell’autobus che sapeva troppo di freddo da serrarti le mandibole ormai tremanti. Sarà la ricerca vana e spasmodica di calore cercata in quella cioccolata calda, il cui scopo principale era quello di scaldarti le mani per poter poi puzzare di fumo, dopo.

    Sarà l’inverno. Saranno le 6.30 del mattino.

    Mi avvicinai rivolgendoti uno sguardo, sconosciuto della fermata. Ti avvicinasti rivolgendomi un sorriso, a me, che sconosciuta più non volevo essere. Fu un incantesimo che come sfondo aveva il camion della spazzatura impegnato a rendere più “pulita” la nostra scenografia, accompagnato dalla colonna sonora dettata dal tremolio dei miei denti. Fin quando sentimmo lo “STOP, buona la prima” urlato con brutalità dall’arrivo di quella scritta verde e luminosa che indicava “Avellino”, che in quel momento non mi portava alla mia solita routine, ma lontano, lontano dall’incantesimo con il camion della spazzatura, i capelli in disordine e le occhiaie di una notte insonne.

    Andai via, lasciandoti alle tue Philip Morris e all’attesa della tua scritta verde, che avrebbe indicato chissà quale luogo laggiù.

    Ti voltai le spalle senza rivolgerti nessun gesto, nessun senso, con la consapevolezza che domani saremmo stati più vicini allo Zefiro vento di primavera.

    *Maria Grazia Silvestro, ha 16 anni, vive a Tufino e frequenta il Liceo Artistico di Avellino.
    E’ studente pendolare tra pianura e monti, tra una foto e un racconto, tra “il futuro e un’ipotesi”. Con la rivoluzione nel cuore e il sorriso sulle labbra