• Chiure ll’uocchie, appienete a me. Turnamme a casa.

    La signora Arianna ha settant’anni. Hai dei fulgidi capelli bianchi belli in ordine, una pensione minima e uno di quei sorrisi grandi che ti fanno risplendere di curiosità e voglia di sapere. Il compagno di una vita, Francesco, da qualche anno non c’è più. C’è un altro Francesco che ha solo 7 anni. Vive ad Alessandria. Torna ogni estate per abbracciare la nonna. Arianna ha una carta prepagata. La tiene solo ed esclusivamente per le partite del Napoli. Ricarica la carta per guardarsi Napoli VS Nizza, amichevole dei primi di Agosto, su Mediaset Premium a 10 Euro. Arianna mi ha detto che ci è riuscita. Il piccolo Francesco tifa Napoli. Una delle sue ugge più grandi era che Francesco tradisse e scegliesse la squadra per cui tiene quel broccolo di suo genero, la squadra dove è andato a giocare l’innominabile bruto che ci ha tradito con una pugnalata al cuore.

    Ogni anno me lo riprometto. Soprattutto quest’anno. Di smetterla con questa puttanata chiamata calcio. Di farla finita, di chiudere per sempre e trovarmi un altro storia, un’altra passione. Di dedicarmi alla raccolta delle noccioline in una strada sterrata di campagna. Ma puntualmente no. Non ce la faccio. Gli anagrammi si sciolgono e i segnali (la tela della signora Arianna, i giorni dell’Abbandono di fine Luglio, la sindrome di Stoccolma e quant’altro) mi dicono di continuare con lo Spirito del Pallone.

    Sono qui. Sono un uomo felice che è tutto un affanno e ha la faccia da fesso. Sono accanto a mio padre (un altro uomo felice che è tutto un affanno e ha la medesima faccia da fesso). Aspettiamo il calcio d’inizio di Napoli Vs Milan. La Barceloneta, Vondelpark ad Amsterdam, a meno di mezzo millimetro dagli occhi di cielo e di mare di una ragazza: nella mia vita ho visitato posto incantevoli ma non rinuncerei per nulla al mondo a stare qui in questo momento, davanti alla mia delizia e alla mia condanna, a tutto quello che c’è dietro ventidue uomini in mutande che corrono dietro un palla.

    mertens napoli milan

    Napoli VS Milan per me è l’essenza del primo maggio 1988. Data d’ira funesta. Pietro Paolo Virdis, Marco Van Basten e Ruud Gullit saccheggiano il San Paolo e strappano lo scudetto dal petto del Napoli della Ma.Gi.Ca.

    1 maggio 1988 è il ritorno dalla  gita di tre giorni con mia nonna all’Isola d’Elba. Un Pullman di anziani peruti dalla disperazione per un campionato perso a tre giornata dalla fine. Il ricordo di mia nonna, calcisticamente fedele ai dettami di giuoco di Giovanni Trapattoni che mi lascia una di quelle frasi emblematiche che segnano tutta la mia esistenza “il Napoli ha perso sostanzialmente perché si è scoperto troppo, ci dovevamo chiudere”.

    Scoprirsi o Chiudersi. Come comportarsi. E’ una cosa che mi sono chiesto spesso in questi anni, nei momenti decisivi della mia vita.  Io che vorrei diventare con tutto il cuore un pirata sarriano  che dopo i  dieci minuti di black-out non si accontenta del 2 a 2  e va all’avventura buttando il cuore oltre l’ostacolo. 

    La risposta me l’hanno data ieri Josè Maria Callejon, Dries Mertens e Arkadiusz Milik.

    Il Polacco venuto dalla stesso luogo di nascita di Karol Wojtyla col suo stacco di testa al settimo cielo di sabato sera, ha sentenziato che, per spalancare le porte in parole spicciole, non dobbiamo avere paura. AR come Arkadiusz, AR come Arianna.

    Mia nonna e Giuan Trapattoni forse si sbagliavano ma son sicuro che da qualche parte lei con il piccolo Francesco, coi polacchi faticatori e coi folletti belgi dei quartieri spagnoli continuano imperterriti a difendere la città perchè tanto dimane chello ca vulimmo nun è mai tardi pè o’ glì  a cercà”.

    Buon Azzurrità a tutti.

    P.s. Tu innominabile bruto a Torino farai la fine di Ramsay Snow.

    #sololamaglia #lei1926

    * Nostra Signora dell’Azzurrità – Un Romanzo di Formazione è una rubrica collettiva ideata e curata da Dario Cetta.

    ** Il disegno di copertina è realizzato da Fran De Martino.