• Donna di sud, donna di confine

    di Sara Coletta

     

    Sì, perché mi deprezzo molte volte; “mi concentro più sul malessere che sul benessere” citandone una, ma ci si può anche inorgoglire d’esser partenopei. Nonostante la trafila di imbecilli che, in Campania, ci rappresenta; Questi orchi-sbronzi, che per parlare alla tv han bisogno del gobbo. Nonostante gli altri, più comune di questi ultimi, che distruggono vandalicamente il mio paese (ahh.. mi sono sfogata, mi sento meglio).

    Tolto questo, mi sento orgogliosa perché un giorno ero ad una festa, e mentre mangiavo un risotto al curry  strameraviglioso, un tizio mi si avvicina come uno spettro, mi sorride e mi fa  << Tu sei napoletana! Tu sei proprio una bella napoletana!>> beh, in tutta onestà, non so bene che faccia ho fatto… avevo una cucchiaiata di riso nelle fauci – questo me lo ricordo benissimo – per il resto non so, ma dentro mi sentivo molto molto imbarazzata!

    Speravo solo che non fosse abbondato troppo sulla bocca (il riso…) o tra i denti e poi ho pensato: <<Sarà stato sicuramente il mio accento! No, ma che accento…il riso in bocca te lo scordi? Cosa ordunque?>>

    Questo tizio – bel ragazzo per carità, forse un po’ troppo biondo – con accento nordico che poi ho scoperto essere del trentino, mi dice: <<Tu sai raccontare…guarda le tue spalle? E le vedi le tue mani? Osserva le tue mani come si muovono leggere… raccontano la città Do Sud>>. Tra parentesi, quando i forestieri vogliono parlare napoletano, mi accapponano la pelle e i peli, a nippoli mi diventano.

    Imbarazzatissima, mi si stava ammosciando anche il piatto di carta nella mano – per il peso del risotto, ovvio! la cui porzione era direttamente sproporzionata al piatto – insomma, ero in grossa difficoltà, anche deglutire in santa pace, stava diventando un’impresa. Tessendomi in dosso le lodi appena ricevute, mi sottraggo per un secondo allo Spettro del Trentino, venutomi a rompere nella Santa Sede Partenopea, lascio il piatto sul tavolo – con il mio cellulare accanto, per segnalare la proprietà privata – e mi rivolgo all’ospite:

    <<Aiò!>> (sto scherzando! Però all’occorrenza, il sardo mi riesce bene). Così gli dico:<< bene, ora che abbiamo chiarito la percezione di stato di salute e qualità di vita della mia mano; lo stato funzionale correlato alle necessità quotidiane e lavorative delle mie spalle; le priorità e i miglioramenti tecnici atti alle spontaneità delle mie origini. T’invito dolcemente a girare i tacchi! Eggià… napoletana io>>.

    Lui:<<Ma la luna? Le stelle? I tuoi capelli…che belii…!>>

    Wow! E ancora io: << si vabbè! E il sole? E il mare…ma perché non ti porti ad annegareee???>>.

    Poi dicono che sono acida! Ma con questo filone amletico come fai? E comunque… quando mangio e sono affiancata ad un balcone, mentre guardo la Luna ed il golfo di Napoli, illuminato da tutte quelle lucine che mi saltano negli occhi come stelle multicolor, non vuol dire che “nonstofacendouncazzo”;  sto sognando! E lasciatemelo fare.

    “Almeno quello…”