• Favola dell’Amore Fugace -parte 2-

    di Michele Sanseverino

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    La prima mossa fu la più ovvia (solitamente era quella che risultava sempre rivelarsi vincente): inviò dall’Agnello nero, un suo fidato emissario, un Polipo dagli occhi gelatinosi ed i viscidi tentacoli; egli avanzò, tentacolo dopo tentacolo, una dopo l’altra, le sue innumerevoli, compromettenti offerte: una nuova casa? un quotidiano importante da dirigere? una brillante carriera nell’economia? magari persino un ruolo a corte! La risposta dell’Agnello, però, fu sempre la stessa: NO, NO e poi NO.

    “Davvero un peccato!”, pensò la Volpe; era già pronta a dare l’ordine nefasto ad uno degli emissari del Lupo, quando accadde un fatto del tutto inatteso: il re Pavone, forse a causa della sua vita poco salutare, dei continui abusi e dei suoi festini hard, stava malissimo. Aveva perso le sue famose e tanto glorificate penne variopinte, non aveva più la voce ed il suo aspetto era pessimo. Venne chiamato a corte il saggio Gufo, il miglior medico del paese, ma le sue cure non portarono ad alcun risultato. La Volpe provò persino con stregoni e fattucchiere, streghe e maghi, ma, nonostante tutti gli sforzi, in un giorno uggioso di metà Settembre, il Pavone lasciò il mondo terreno.

    Fu il caos! Non c’era più un re e, come c’era da aspettarselo, tutti si fecero avanti!

    “Sarò io il prossimo re!”, ululò forte il Lupo, “sono il più crudele e spietato con i nemici!”.

    “No, sarò io, perché sono il più forte!”, gli fece eco l’Orso.

    “Non siate stupidi, da quando il mondo è stato creato, io ho sempre avuto la mia parte nelle decisioni e negli avvenimenti più importanti!”, sibilò il Serpente.

    “E perché, invece, non potrebbe esserci una regina?”, cantò, giuliva, l’Oca.

    Ormai erano tutti contro tutti, la Volpe sapeva benissimo che bisognava trovare subito una soluzione; non poteva, però, affidarsi al Lupo perché era troppo violento! L’Orso era sì forte, ma anche troppo ingenuo! Il Serpente, invece, era troppo scaltro e malizioso! E non prendeva assolutamente in considerazione l’Oca giuliva!

    Mentre la Volpe pensava e ripensava, il Lupo, senza perdersi d’animo, e sfruttando i suoi squadroni di Iene, Faine, Mastini e Sciacalli, i così detti servi del padrone, riuscì, in quattro e quattr’otto, a prendere il potere con la forza. Fu così che l’agognato trono fu trasportato in fretta e furia nella tana del Lupo. Come c’era da aspettarsi, il governo del Re Lupo fu il peggior governo che poteva capitare al popolo, i suoi gendarmi erano ovunque, deportazioni e fucilazioni erano all’ordine del giorno. Il sistema di potere instaurato era fondato sulla figura austera e feroce del Lupo, sul suo odio verso le creature ritenute inferiori, come le Pecore e gli Agnelli, e sulla fiducia che i suoi sostenitori, lupi, faine, iene, mastini e sciacalli, nutrivano verso la sua persona.

    La Volpe, ritenendo che questa situazione avrebbe portato il sistema al collasso, elaborò uno dei suoi temibili piani: si vestì di cenci e falsa modestia, e si presentò dall’Agnellino nero. Esordì con le seguenti parole: “Ecco che è giunto il tuo momento, mio caro e giovane amico! Il trono è occupato da un usurpatore folle e malato ed io ritengo che tu saresti proprio quello che ci vuole, la panacea per i nostri mali. Potresti portare l’ordine laddove c’è disordine, la giustizia laddove ci son solo cose storte, la pace laddove è guerra, la sicurezza laddove è solo paura. Il Lupo ha perduto la ragione! Io, però, posso convincerlo a lasciare a te il potere, vieni con me nella sua tana ed io ti farò diventare il nuovo re”.

    Da quando il mondo esiste, si sa che non è bene per un Agnellino, nero o bianco che sia, presentarsi nella tana d’un Lupo; a nulla valsero le preghiere ed i moniti delle Pecore e delle Caprette, l’Agnellino nero volle fare ancora una volta di testa sua e decise, speranzoso, di seguire l’infida Volpe, ritenendo che la Volpe stessa, impaurita dal Lupo, avesse deciso di aiutarlo nella sua missione.

    “Dovrai travestirti da una giovane ed affascinante lupacchiotta, mio caro amico, ed indossa, mi raccomando, anche una mantellina di colore rosso, perché il Lupo ci va pazzo”, disse la Volpe all’Agnellino, “è per la tua sicurezza, tanto sei già tutto nero e per te sarà semplice travestirti; quando poi saremo nella tana del Lupo, potrai fare a meno del tuo travestimento”.

    Fu così che Volpe ed Agnellino travestito da procace lupacchiotta si presentarono a corte; a chi chiedeva chi fosse quell’affascinante giovane lupa che l’accompagnava, la Volpe rispondeva candida senza alcuna esitazione: “non la riconoscete? lei è la vincente del più importante premio internazionale di bellezza del paese”. La notizia giunse ben presto alle orecchie del Lupo, egli venne a sapere del concorso di bellezza, della procace lupacchiotta e soprattutto della sua mantellina rossa. Dopo pochi giorni il Re Lupo convocò nella sua regale tana la Volpe e la sua accompagnatrice; i due riuscirono, in tal modo, a passare indenni i gendarmi di guardia alla tana e si presentarono al cospetto del Re usurpatore. Non appena il Lupo vide quella docile ed indifesa creatura, perse completamente il senno, si gettò bramoso su di lei, o meglio su di lui. È inutile ed oltremodo indecente soffermarmi su quanto accadde, vi dirò solo che il Lupo, accecato dalla lussuria, non si rese affatto conto d’aver colto la virtù d’uno sventurato Agnellino, nonostante il travestimento, oramai, fosse venuto completamente meno! Allarmati dalle urla lussuriose del Lupo e dai belati d’estremo dolore del povero Agnello, le guardie furono richiamate nella tana. Iene e faine, sciacalli e mastini, lupi di tutte le età e dimensioni, guardiani e servitori del potere, restarono allibiti ed esterrefatti dinanzi a quell’inatteso spettacolo: il Re era in atteggiamento compromettente con un Agnello, sì proprio con un Agnello. Ovviamente, ai loro occhi, ciò si materializzò come l’immagine più raccapricciante possibile, il loro idolo era venuto meno, la loro guida li aveva delusi profondamente. Bastò una parolina di disapprovazione della Volpe ed accadde ciò che ella aveva previsto ed attendeva da tempo: i suoi stessi servitori si ribellarono, accecati dal loro stesso assolutismo,  deposero il Re Lupo, che fu accusato di infamia ed alto tradimento. La notizia dell’imprevisto rapporto d’amore, su consiglio della stessa Volpe, venne tenuta rigorosamente segreta; ciò le aggraziò, ovviamente, se ancora ce ne fosse bisogno, le simpatie di quei feroci ed austeri guardiani. Il Lupo e l’Agnello nero vennero giustiziati l’indomani, alle prime luci dell’alba, ad entrambi il Corvo tagliò la testa. Dietro pressione della Volpe, al Re deposto venne concesso, come ultimo atto di rispetto, di condividere la cella e l’ultima notte con quel suo impossibile amante…

    E fu così che venne instaurata una nuova forma di governo: la democrazia; il primo presidente fu, guarda caso, proprio la Volpe; il Serpente, il Maiale, l’Oca giuliva, l’Orso, la Scimmia, l’Avvoltoio e tutti gli altri ripresero il loro posto di potere; le Iene, gli Sciacalli, le Faine continuarono a servire, gaudenti e soddisfatti, il nuovo potere, un potere più pulito, più furbo, più subdolo, ma pur sempre oppressivo.

    A volte è proprio vero: tutto cambia affinché nulla cambi veramente.

    *Michele Sanseverino ama mescolare la Rabbia e l’Amore attraverso la musica e le parole. Si sente Extravesuviano perché convinto che questo termine abbia dentro di sé due anime irrequiete e contrastanti: un’anima di Rabbia ed una d’Amore, una fonte di vita e resistenza ed una di morte ed abbandono. Extravesuviano è Rabbia, Rabbia che scivola lungo le arterie di cemento che tagliano come ferite insanabili il nostro territorio.
    Extravesuviano è Amore per questa Terra denigrata che senti visceralmente tua, Amore per le sue tradizioni, per le tammorre e le luminarie, per il pane caldo e per il vino rosso, Amore per ogni filo d’erba, per ogni sentiero di montagna, Amore per quel gigante dormiente che ci fissa silenzioso da lontano.