• Favola dell’Amore Fugace

    di Michele Sanseverino*

    Il potere viene, il potere va, meno male che noi abbiamo avuto sempre governanti preparati ed efficienti, onesti ed incorruttibili. Una favola di governanti.
    Una favola che non ha certo la pretesa di mostrarvi cosa potrebbe accadere, un giorno, se tutti noi rinunciassimo ad ascoltare la voce delle nostre coscienze, se tutti noi rinunciassimo a lottare per ciò che ci è dovuto, se tutti noi rinunciassimo a difendere i diritti conquistati dalle generazioni che ci hanno preceduto; essa è soltanto una piccola storia d’amore incompreso.
    Non ha certo la pretesa di farvi capire come siete fortunati ad essere governati da politici così capaci e dediti alla ricerca ed al raggiungimento del bene comune, ma vuol solo rubarvi un innocuo sorriso, in fondo è solo una piccola favola d’amore fugace, favola ispirata ad una nota e bellissima ballata del grande Fabrizio De Andrè.

    C’era una volta un paese governato da un re Pavone che, come tutti quelli della sua specie era, ovviamente, assai vanitoso ed amava soprattutto esser continuamente adulato. Tra gli adulatori, si sa, si nascondono spesso i peggiori lestofanti; costoro, grazie alle loro moine, ai loro continui e vacui complimenti fasulli ed ai loro maliziosi sorrisini d’approvazione, erano riusciti ad occupare stabilmente tutte le cariche più importanti della nazione.
    Il Serpente dalla lingua biforcuta era stato nominato ministro dell’informazione e controllava, con perfidia e despotismo, ogni giornale ed ogni televisione, sia a livello locale che nazionale. La Volpe, nota sin dai tempi più remoti, per la sua furbizia ed il suo opportunismo, era stata nominata ministro degli affari interni e si divertiva a tessere trame oscure, frodi e raggiri; amava, inoltre, scender a compromessi con i poteri oscuri in modo da trarne profitti e vantaggi per se stessa e per i suoi tanti lacchè.
    Il Lupo, famelico e crudele, era stato messo a capo delle forze armate e della polizia segreta, godeva nel reprimere con durezza ogni dissenso, amava depredare i più poveri e favorire i più ricchi, ma la cosa che gli piaceva al di sopra di tutto era prendersela con le sventurate Pecore ed i loro Agnellini, con le Caprette ed i Montoni, ogni occasione era buona per inviare i suoi stupidi scagnozzi: le Iene, le Faine e gli Sciacalli.
    Giusto per restare in tema, l’Oca giuliva era divenuta ministro della pubblica istruzione; la Scimmia, imprevedibile e vendicativa, era stata fatta giudice della corte suprema dei reati e delle pene; l’Avvoltoio, insensibile ed opportunista, era stato fatto ministro degli esteri; il Maiale, ingordo ed avaro, era stato messo a capo dell’industria più grande ed importante del paese (indovinate cosa produceva?).

    La situazione era divenuta assai pesante da sopportare; il popolo era stanco dei continui soprusi, delle tasse e dei tanti balzelli imposti per garantire un tenore di vita lussuoso oltre ogni misura al re Pavone ed a tutti i suoi ministri, collaboratori, segretari, amici, amici degli amici, compari, portaborse, etc. etc.
    C’era una tassa sull’aria fresca ed una su quella troppo afosa, una tassa per chi andava a dormire tardi ed una per chi si svegliava troppo presto, c’era una tassa per correre ed una per stare fermo, una tassa sulle zampe ed una sui becchi, una sul pelo folto ed una su quello troppo corto, c’era una tassa da pagare nei giorni di sole ed una da pagare nei giorni di pioggia, un balzello sulle nuvole del cielo ed uno sull’erba dei campi. In pratica si pagavano tasse su tutto ed il governo era sempre pronto ad imporre contributi extra ed una tantum per compensare le sue scelleratezze ed aggraziarsi le presenze oscure. Il popolo non ne poteva davvero più e così sempre più spesso nascevano agitatori politici e fomentatori sociali, sognatori rivoluzionari o solo poveri matti, che tentavano di riportare un po’ di giustizia ed eguaglianza sociale.
    Il più delle volte, però, la Volpe con le sue parole pesate ed i suoi dorati grappoli d’uva, riusciva a portare dalla sua parte queste anime inquiete. E quando proprio non ci riusciva non c’era da preoccuparsi più di tanto: le notti sono sempre state buie e lunghe a passare. Non si sa mai cosa possa accadere: uno Sciacallo o una Faina, un Mastino o una Iena, potrebbero sempre trovarsi nascosti dietro l’angolo quando meno te l’aspetti.

    Le cose andarono avanti così per parecchi anni, finché un bel giorno, tra le Pecore ed i Montoni, nacque un Agnellino particolare: era tutto nero. Mai ne avevano visto uno così, qualcuno pensò fosse una sventura, qualcun altro la prese come un segno del destino. Fatto sta che le Pecore, che son per natura d’indole assai pia, accettarono il nuovo venuto semplicemente come un dono del Signore. L’Agnellino nero comunque mostrò subito la sua indole battagliera, il suo carattere ribelle e stravagante, non gli andava mai a genio nulla, non accettava le regole e pretendeva che si potesse addirittura cambiarle; ogni volta che gli chiedevano di fare qualcosa, egli pretendeva di conoscere il perché, il per dove, il per quando ed il per come!
    Agli occhi delle Pecore, dei Montoni e delle Capre più anziane, che avevano sempre vissuto col capo chino, sopportando tasse e balzelli d’ogni tipo, derisione e violenze gratuite, quello era un Agnellino insopportabile, ma soprattutto, col suo comportamento, avrebbe rischiato di inoculare il virus della disobbedienza anche tra i suoi coetanei dal manto bianco. Cosa sarebbe potuto accadere? Il re Pavone si sarebbe rivolto al Lupo ed uno squadrone di Sciacalli e Faine si sarebbe presentato nelle loro case! Sicuramente parecchie teste sarebbero cadute come foglie autunnali, per il sommo ed insaziabile godimento del Corvo, il boia.

    L’Agnello nero, incurante di tutte quelle continue lamentele e ramanzine, andava dritto per la sua strada, imparò a leggere e scrivere, volle fondare un giornale sul quale tutti potessero esprimere le proprie opinioni e, non pago, fondò persino un movimento di condivisione di idee, in modo da poter esprimere a voce alta le richieste dei più deboli e denunciare i torti quotidianamente subiti. Questo fu davvero troppo! Le Talpe, che vivevano nel silenzio assoluto, osservando tutto quel che accadeva nelle strade del paese, avvertirono immediatamente il ministero dell’interno e dell’ordine pubblico; fu così che la Volpe stessa fu costretta ad interessarsi direttamente della nuova bega dal manto nero.

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