• GLI SPETTRI

    Gli spettri del proprio passato sono i mostri più spaventosi che possiamo ritrovare nei nostri incubi notturni. Ombre che risiedono stabilmente nella nostra mente e che, solitamente, nelle ore più silenziose della notte, prendono il sopravvento acquisendo il controllo dei nostri pensieri.

    In realtà essi non ci lasciano mai, anche se noi non ce ne accorgiamo, sono sempre al nostro fianco. Sono lì quando leggiamo un libro, quando guidiamo l’auto, quando lavoriamo con gli occhi fissi sul monitor di un computer, quando prepariamo la cena o quando ci sediamo dinanzi al banco del bar a bere un Americano. Sono i nostri migliori amici, i nostri confidenti, fanno parte della nostra famiglia allargata.

    Sanno tutto di noi e noi non possiamo nascondergli nulla. E se cerchiamo di farlo ci guardano male, ci sbattono in faccia le loro risposte sarcastiche e velenose, ci rammentano tutti i nostri torti ed i pegni che non abbiamo voluto saldare, gettano sale nelle nostre vecchie ferite; quelle stesse ferite che credevamo ormai rimarginate, ma che, in realtà, son sempre lì, alimentate dalle nostre recondite fobie e dalle nostre convinzioni, le quali, spesso, si fondono con le nostre più intime ossessioni, divenendo così indistinguibili da esse. Una camera stagna di verità presunte nella quale questi spettri sventurati perdono completamente il senno e la consapevolezza di sé, dimenticando d’esser parte della nostra stessa esistenza. Convincendosi, erroneamente, che siamo degli estranei, pensano che sia giusto, per difendersi, farci del male, turbando le nostre giornate e privandoci della quiete notturna.

    Ma, in realtà, cosa vogliono da noi? Perché ci perseguitano e ci derubano delle nostre notti? Probabilmente vogliono solo riposare in pace e per sempre, sono stanchi, consunti, laceri, malati e vorrebbero essere dimenticati perché la nostra quotidianità è il loro tormento, la nostra routine li ferisce, i nostri sguardi sono spine nel loro fianco; non vogliamo avere più nulla a che fare con loro, ma non vogliamo neppure lasciarli liberi di scomparire nell’oblio. Ci siamo abituati alla loro torbida presenza oppure è semplicemente la nostra coscienza ad impedirci di abbandonarli? Siamo consapevoli di non aver fatto nei loro confronti tutto ciò che era in nostro potere quando non erano ancora divenuti i pallidi ed ignari fantasmi del nostro passato.

    Ed allora li terremo con noi perché essi sono noi, passo dopo passo, in attesa che il potere benevolo della parola e dell’aperto confronto possa salvarli oppure fino a che Anubi non deporrà il comune cuore sul piatto della bilancia cosmica in modo tale che il Prima ed il Dopo ritornino finalmente in equilibrio per l’eternità ed oltre.