• GLI AMANTI

    gli_amantiMa guarda che balena che è diventata! – pensò Fabio, disgustato, fissando la moglie sul divano, intenta a mangiare l’ennesima confezione di Oreo e a bere Coca Cola. E pensare che solo sette anni fa, quando si sposarono, lei aveva una linea invidiabile e le curve al posto giusto. Oggi, invece, ogni forma era stata sommersa da chili e chili di grasso, da biscotti e merendine, snack e bibite gassate. Ogni tanto la donna cercava pure di mettersi a dieta, ma era tutto inutile, aveva riserve nascoste. Lei pensava di essere l’unica a saperlo, ma Fabio sapeva benissimo dell’esistenza di scatoli di biscotti, soprattutto i suoi preferiti Oreo, cioccolata al latte e merendine, sia in cantina, che nel bagno di servizio. Nell’armadietto riservato ai medicinali, dietro alcool, ovatta, siringhe, un paio di termometri e varie confezioni di medicinali, di cui la maggioranza erano scaduti da un pezzo, erano opportunamente celati degli snack dolci. Era stato semplice scoprirlo: un giorno, Fabio, mentre era intento a rovistare nell’armadietto, alla ricerca di una confezione di gocce di novalgina per il suo mal di testa, si ritrovò, tra le mani, una confezione di Ringo alla vaniglia! Restò sbigottito, ma non disse nulla ad Antonella, che, in quel periodo, tra l’altro si era messa a dieta; sarebbe stato del tutto inutile aprire l’ennesima sterile polemica con quella balena. Una polemica, che, come al solito, si sarebbe risolta con lei, sprofondata sul comodo divano, a piangere, compatirsi e fagocitare schifezze, con la compagnia della TV HD e di Simon Le Bon, quel suo odioso gattaccio, chiamato così, in onore del primo amore di quella che, un tempo, prima di trasformarsi in una creatura abominevole divoratrice di zuccheri, fu una ragazza addirittura passabile ed infatuata dei Duran Duran.

    Mentre era assorto in questi suoi pensieri, Fabio si rese conto che non aveva più sigarette, l’unica gioia in grado di allietare, per un po’, quelle sue tristi ed oscure giornate di vita coniugale. Erano almeno cinque o sei anni che non sorrideva più, neppure un ghigno sarcastico o una risata isterica, assolutamente nulla. La sua faccia era sempre la stessa, se avesse avuto un lavoro e una casa, probabilmente, se ne sarebbe andato via da un pezzo, ma, in fondo, lui era quasi uno straccione. La casa in cui vivevano era proprietà di Antonella, gliela avevano comprata i genitori, quando erano ancora vivi. L’unico stipendio fisso, di cui potevano disporre, era quello di Antonella, che, guarda caso, lavorava proprio in un negozio di alimentari, proprietà di un suo zio senza figli, nei pressi di casa (non sia mai che la grassona dovesse fare troppo cammino). Lui, ogni tanto, s’arrangiava come aiuto-fotografo, ma solo quando Antonio, un suo amico, proprietario, appunto, di uno studio di fotografia e riprese video, chiedeva la sua assistenza per qualche matrimonio o qualche altro evento particolarmente impegnativo. Antonio, un tempo, faceva una cinquantina di matrimoni l’anno, ora ne faceva solo sei o sette, per lo più, a causa della crisi, i prezzi si erano notevolmente abbassati e quindi, di conseguenza, i suoi interventi come aiuto-fotografo si erano ridotti, in pratica, al lumicino. E pensare che, un tempo, quattro matrimoni al mese gli facevano guadagnare, ovviamente in nero, almeno duemila euro. Che tempi! Oggi, tutto passava, invece, attraverso quella balena arrogante ed ovviamente lei non faceva altro che fargli pesare ogni cosa, ogni centesimo che doveva spendere per le sue sigarette, ogni bolletta della luce, del gas o dell’acqua a cui lui non era in grado di dare alcun contributo. Ah! Se avesse potuto mandarla a fanculo assieme a quel suo stupido gatto!

    “Vado a comprare le sigarette”, fece Fabio all’improvviso.

    “Come? Un altro pacchetto? Ma non l’hai comprato ieri? Ma quante sigarette fumi? A parte che ti fanno male, non pensi che dovresti ridurre le tue spese, almeno per il momento?”, gli rispose Antonella, con il suo solito tono da professoressa saccente. Simon Le Bon ne sembrò soddisfatto, emise un leggero miagolio d’approvazione e poi strisciò tutto contento sull’enorme ventre della sua grossa padrona. Si limitò, per un attimo, a guardare Fabio, dall’alto verso il basso. Quel gatto sembrava felice di leggere, negli occhi di quell’uomo, la sua grande frustrazione, la sua rabbia, il suo odio, ma soprattutto la sua impotenza, condizione che non gli permetteva di dare a quella divoratrice di biscotti, la risposta a tono, che avrebbe meritato.

    “Guarda, che ti sbagli, ieri non sono andato a comprare nessun pacchetto di sigarette!”, le rispose Fabio. “Ieri sono andato a prenderti una confezione d’Oreo, perché tu non ne avevi più! Nemmeno nei tuoi posti segreti!”, continuò l’uomo, mentendo su quell’avvenimento del giorno prima (in realtà non era sceso né a comprare le sigarette, né i biscotti), in modo che alla donna venissero i  sensi di colpa per la quantità di dolciumi che mangiava, nonostante tentasse, ogni tanto, di mettersi a dieta e perdere qualche chilo di grasso eccedente.

    “E cosa vorresti dire con questo?”, le rispose la donna piccata, con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue. “Cosa vorresti dire? Tu sei solo un miserabile, un fallito, un ingrato. Se non fosse per me, dormiresti in strada! Io non devo giustificarmi con nessuno, soprattutto non con te, io lavoro, guadagno dei soldi e decido io come spenderli, cosa comprare e quello che cazzo ci voglio fare!”

    Dopo quelle parole, Fabio si alzò e senza dire nulla, se ne andò nel piccolo studio, accese un vecchio stereo malfunzionante – l’unico suo possedimento in quella casa, nella quale ogni cosa apparteneva ad Antonella – prese le sue cuffie ed iniziò ad ascoltare, per l’ennesima volta, il solito cd dei Pink Floyd. “The Final Cut”, il taglio finale. Quel disco, nonostante tutto ciò che aveva scritto la critica musicale dell’epoca, era il suo preferito. Un tempo aveva una invidiabile collezione di cd e vinili, ma aveva venduto tutto. Quando sei al verde, senza casa, senza lavoro, senza voglia, senza stimoli e con una grassona petulante come moglie, una grassona che ti fa pesare anche l’aria che respiri, non hai scelta che privarti di tutto e dimenticare il tuo glorioso passato, perciò aveva venduto, su Ebay, tutta la sua collezione musicale, tenendo per sé quell’unico disco, quello malvisto dai critici, quello che rappresentava il definitivo tramonto, la fine, il taglio netto, l’epilogo definitivo di una grande band.

    Era immerso nelle sue amate note, quando, all’improvviso, sentì qualcosa strofinarsi vicino alla sua gamba destra. Era Simon Le Bon. Evento inatteso ed assurdo, quello stupido gatto aveva sempre mostrato, per lui, lo stesso disprezzo della sua padrona! Ciò dimostrava quanto fossero stupidi i gatti! – pensò Fabio. Poi, senza pensarci su due volte, gli tirò un bel calcio, in quel suo stupido culo, per allontanarlo dai suoi logori jeans. Simon Le Bon, però, non si diede per vinto e tornò all’attacco della sua gamba, si strofinava e faceva pure le fusa. Una cosa assurda, perché quel micio, per sei lunghi anni, lo aveva sempre ignorato volentieri! Fabio era in procinto di far partire il secondo calcio – questa volta sul suo stupido muso – quando vide che i baffi del gatto erano pieni di briciole di Oreo. Altra assurdità! Antonella, nonostante fosse una grassona incurante della propria forma fisica, aveva tenuto Simon Le Bon sempre in perfetta forma: solo cibi salutari, mai dolciumi ed altre schifezze. Ed allora, perché, così, all’improvviso, aveva cambiato idea ed aveva dato i biscotti al gatto?

    Fabio, incuriosito, spense lo stereo, si tolse le cuffie, spostò il micio con un calcetto e si diresse verso il soggiorno. Antonella era al suo solito posto, però c’era qualcosa che non andava. La testa era volta all’indietro, in un modo quasi innaturale, gli occhi erano sbarrati, la bocca aperta, un biscotto mezzo mangiato infilato dentro e della saliva che scendeva dall’angolo sinistro. Respirava lentamente e non aveva forza per tirarsi su. Fabio le prese il polso, ma era debolissimo. Pose l’orecchio sul petto, su quel seno che una volta gli piaceva tanto, sentì un flebile battito. Non c’era alcun dubbio, la donna aveva avuto un infarto, uno di quelli lancinanti ed improvvisi, che colpiscono le quarantenni sovrappeso. Il gatto, intanto, guardava la sua padrona con aria sommessa, forse stava iniziando a realizzare che presto la sua vita sarebbe cambiata completamente, niente più petto di pollo o tacchino, niente più sogliola, niente più giochi e riposini su quel comodo divano.

    Fu un attimo, Fabio prese il gatto in braccio e lo sistemò proprio sulla faccia della donna, in modo da impedirle anche quel respiro debole e affannato. Tu ami questo gatto – pensò Fabio – tu lo ami davvero tanto, non sei contenta di morire così?

    Fabio tenne Simon Le Bon in quella posizione finché la donna non smise di respirare, poi le ricontrollò il polso e le risentì il battito. Quando fu davvero sicuro del fatto che la grassona avesse veramente tirato le cuoia, prese il telefono, compose i tre fatidici numeri “uno”, “uno”, “otto”, diede alla sua voce un opportuno tocco di profondo dolore e sconforto e si mise in contatto con l’operatore.

    “Mia moglie… qui… non so cos’è successo, non mi risponde… forse è svenuta, l’ho trovata così, sul divano, per carità venite… aiutatemi, cosa devo fare? Fate presto! Fate presto! Via dei Mulini A Vento, numero 75 interno 10 scala 7. Vi scongiuro, fate presto!”

    E fu così che Fabio divenne vedovo. Visto che Antonella non aveva nessuno, Fabio tenne per sé la casa, i risparmi della donna, l’auto e lo zio della grassona fu così buono e generoso da offrire, a quell’uomo devastato dal dolore e dalla sofferenza, il posto di lavoro della dispotica nipote. Fabio, da allora, si tolse il vizio di fumare, niente più sigarette, bisogna tenersi stretta la propria salute. Per come la vedeva lui, era stata una ricompensa per quei sette lunghi anni di rimproveri, improperi, rinunce ed offese gratuite, che aveva dovuto sopportare. Inoltre aveva dovuto dividere il letto con quell’essere impresentabile, con quei cento e passa chili di grasso, sudore e cattivo odore.

    Sono sicuro che, ora, voi vi state domandando cosa ne sia stato di Simon Le Bon.

    Bene quella notte stessa, a circa un isolato di distanza dalla casa di Antonella, un ingegnere elettronico, mite e pensieroso, dopo l’ennesima lite con la moglie, una attraente modella tedesca, con probabili parentele con qualche gerarca nazista, per avere un attimo di pace e serenità, non aveva trovato di meglio da fare, che andare a gettare la spazzatura. Il mite ingegnere, non appena aprì il cassonetto, quello nel quale solitamente gettava l’immondizia, in quanto era il più vicino a casa sua, vide, con suo sommo disgusto e con sua sommo ribrezzo, che qualcuno, forse un pazzo o un sadico criminale, aveva gettato lì un povero gatto con la testa fracassata. Chi mai poteva essere stato a ridurre così un gatto innocente? – si chiese l’ingegnere di buon cuore – Perché maltrattare dei poveri ed indifesi animali, quando ci sono tante persone, cattive e moleste, con cui prendersela?

    Terminati questi suoi pensieri, l’ingegnere richiuse il cassonetto, lasciando lì la povera bestia senza vita, e si affrettò a tornare a casa, con passo veloce. Non voleva certo provocare le ire e le urla della sua dolce metà, la modella tedesca.

    Buonanotte.