• IL CARRO

    il_carroIl giorno che odio più di tutti è il martedì e più precisamente il martedì mattina, perché il martedì c’è il solito incontro di riabilitazione per alcoolisti recidivi a cui è stata ritirata la patente. Ed io, come al solito, debbo andarci in bici, ma del resto faccio ogni cosa in bici: vado al supermercato a fare la spesa; vado al cinema; la sera esco e torno, a volte, anche alle quattro di mattina; vado ovunque. Ma nonostante tutto, lei mi manca. Mi manca andare in giro in sua compagnia e vederla sempre lì, ferma, in garage, mi da una profonda tristezza, mi fa arrabbiare. Ma, in fondo, lei cos’ha fatto di male per meritarsi questo? Ed io, in fondo, cos’ho fatto di male? Ho bevuto parecchio, lo ammetto. E continuo a farlo, non me ne frega un cazzo di questo psicologo e dei loro stramaledetti controlli delle urine. Io voglio solo quel cazzo di tesserino plastificato con su il mio nome, io voglio riavere la mia fottuta patente, perché voglio lei, brucio di desiderio, ardo di passione e se ci penso, mi viene duro, solo per lei: la mia Ford Mustang del 1965.

    Quando mancano le solite tre settimane agli esami, non bevo più, mi ripulisco, mi sono adeguatamente informato e so benissimo come comportarmi, ma questo dottore, questo del martedì mattina, col suo sorrisino beffardo ed i suoi modi discreti, so benissimo che ha capito tutto. Con quelle sue maniere da damerino, non fa altro che guardarmi dall’alto verso il basso, sogghigna e si prende gioco di me. L’ho capito sin dalla prima volta, quando, come un ingenuo, cascai nel suo tranello. Gli feci vedere una foto della mia amata Gloria e da allora quel pezzo di merda non fa altro che pensare alla mia Mustang. Sono certo che me la vuole portar via, la vuole tutta per sè e, nonostante tutto l’impegno che ci sto mettendo con i loro test del cazzo, sono sicuro che darà un parere sfavorevole alla commissione provinciale e non mi farà riavere la patente.

    Questo stronzo.

    “Buongiorno, signora. Mi chiamo Darius, Darius Cetter. Sono qui per l’appuntamento con il dottor Nicolaus. Attendo, come al solito, in sala d’attesa?”

    “Ah… mi dispiace, ma oggi il dottor Nicolaus non c’è.”

    “Ma io sono qui per il colloquio di controllo… come faccio, signora, con la commissione provinciale? Io ho degli appuntamenti settimanali. È tutto scritto nella mia cartella, controlli.”

    “Senta, mi dispiace, mi scuso con lei, ma il dottor Nicolaus non c’è. Ieri era qui e non ha avvertito. Non so perché non sia venuto oggi. Io non posso leggere la sua cartella, perché il dottor Nicolaus le tiene sempre con sé. Non lascia mai nulla qui, è una sua ossessione professionale. So che per lei è importante. Senta, io adesso chiamo in direzione e dico che lei è qui. Vediamo che dicono.”

    “Ok, signora. Aspetto qui.”

    (Dopo alcuni minuti di attesa)

    “Non si preoccupi, signor Cetter, alla direzione dicono che non c’è problema se oggi non vede il dottore. Torni la settimana prossima, non avrà alcuna segnalazione negativa al riguardo. Anzi siamo noi a scusarci per il disguido, ma al momento nessuno può sostituire Nicolaus.”

    “Grazie, signora. Lei è molto gentile, nonché efficiente. Debbo dirlo al dottor Nicolaus, non appena ci incontriamo. A proposito, signora, lei come si chiama?”

    “Sono la signora Alexandra.”

    “Bene, grazie signora Alexandra. Arrivederci alla settimana prossima e buon lavoro.”

    Ora me ne posso tornare a casa. Felice. Non avevo un martedì così da secoli. Quasi, quasi, mi faccio un bel regalo. Mi fermo al supermarket e prendo sei birre ed una bottiglia di buon whiskey, ho voglia di festeggiare stanotte, tanto l’ultimo controllo l’ho fatto la settimana scorsa e non mi chiameranno prima del mese prossimo. Sì, prenderò qualcosa da bere e me ne andrò giù in garage, accanto alla mia Gloria, metteremo su un po’ di musica e parleremo tutta la notte. Le racconterò di oggi, della visita mancata… ma lei già lo sa, lei sa ogni cosa che mi riguarda, ma non importa, è l’unica che può permetterselo. Non come quel dottore, con tutte le sue illazioni, le sue domande impertinenti, la sua falsità e le sue bugie. Stanotte staremo insieme Gloria. Sono eccitato.

    (Dopo qualche ora)    

    “Vuole una birra? Magari del whiskey? Come dice? Ah, certo… Lei non può bere. E col lavoro che fa, del resto, cosa penserebbe la gente, se sapesse che un dottore, uno di quelli che lavora per il centro di riabilitazione, che sputtana quotidianamente quei poveri alcoolisti incalliti e recidivi, si ubriacasse assieme ad uno dei suoi pazienti?”

    “Mmmmhhhh”

    “Come dice? Non la sento! Ah… già, dimenticavo. Non ha più la lingua! Quella sua brutta lingua, quella con cui diceva tutte quelle cattiverie sul mio conto e su quello della mia dolce Gloria… come l’aveva chiamata? Una mania pericolosa? E perché mai? Lei è così buona… non farebbe male a nessuno, è lei che voleva farle del male, è lei che voleva portarmela via…”

    “Mmmmhhhh”

    “Ma ha visto come si è ridotto ora, mio caro dottor Nicolaus, non ha più la lingua! Ha perso la parola! Lei, che parlava sempre! Che disdetta! Niente più cattiverie! Dovrei tagliarle anche quella mano, quella con cui ha scritto tutte quelle cattiverie sul mio conto! E forse lo farò! Tu che ne pensi, Gloria? Sa cos’è questo fascicolo, dottore? Ma certo che lo sa! L’ha scritto lei stesso! È la mia cartella, quella dove ha messo, nero su bianco, tutte quelle sciocchezze: che io sono instabile mentalmente… che io sono pericoloso socialmente… che io continuo a bere… che io potrei ritornare deliberatamente a fare del male a qualcuno… ma va?”

    “Mmmmhhhh”

    “Lo sa che ha una brava segretaria, dottore? Poverina! Non sa cosa le è successo, come mai non l’ha avvertita della sua assenza stamattina? La signora Alexandra si da tanto da fare… penso che la settimana prossima le porterò un bel regalo, devo aggraziarmela, sa? E debbo anche aggraziarmi il suo sostituto! Chi pensa sarà? Crede che debba consegnargli la mia cartella? Gloria dice di no! E sì! Gloria ha sempre ragione… ma lei, dottore, è stato cattivo con Gloria, Gloria ne ha sofferto molto ed anch’io, anch’io ne ho sofferto molto, dottore!”

    “Mmmmhhhh”

    “Vuole fare un gioco, dottore? No, mi dispiace, non la slegherò! Gloria non vuole! Ora lei se ne sta qui, nel garage, buono, buono. Io chiuderò tutto, sia il finestrone, lassù in alto, che la saracinesca e resterete solo voi due, lei e Gloria. Non è contento? Così, magari, lei può chiederle scusa, potete fare la pace… Gloria sa divertirsi, prima lo faceva tutte le notti, prima che mi togliessero quella stupida patente! Gloria le farà compagnia con la sua musica, quella che piace a me, e con il rumore del suo motore, sarà come una ninna nanna, magari lei si addormenterà, dottore, magari farà un bel sogno… Guardi Gloria com’è contenta, dottor Nicolaus, ha gli occhi che le brillano!”

    “Mmmmhhhh”

    “Sì, dottore, non si preoccupi… terrò io la sua preziosa cartellina…”