• Karate Kid Diego batte bulli 5 a 0. Dagli anni Ottanta è tutto un ritorno al futuro.

    di Fabio D’angelo*

    Il Bullismo è quella forma di comportamento violento, attuato nei confronti di un povero cristo attraverso scritte, offese verbali, discriminazioni, cappottoni e molestie. È una delle piaghe dei nostri giorni, ma batterlo si può e si deve, come chi ha visto Karate Kid – Per vincere domani, Ritorno al futuro I e la partita Napoli-Verona del 20 ottobre 1985 sicuramente sa.

     È importante raccontare queste storie di chi ce l’ha fatta, perché  anche così chi soffre in silenzio potrà trovare il coraggio necessario per affrontare e vincere questa piaga. Quindi, brevemente:

     Karate Kid – per vincere domani.

     Il protagonista del film, Daniel La Russo, è la perfetta vittima di bullismo: un orfano di padre, emigrante, mingherlino e senza una macchina di proprietà. Giunto a Los Angeles, inizia a subire le angherie di un gruppo di ragazzi del posto, i bulletti del Dojo Kobra Kai. Daniel però diventa amico del maestro Miyagi e la sua vita cambia. Il maestro insegnerà al nostro a pulire la macchina, a fare i servizi di casa e a chiavare mazzate con criterio attraverso l’arte del Karate. E così, grazie alla mossa segreta del maestro Miyagi, Daniel riuscirà a restituire ai bulletti della palestra Dojo Kobra Kai le botte prese e a fidanzarsi con Ali Mills, la bella ragazza del film.

    karate kid

    Ritorno al Futuro.

     George McFly è il tipico nerd attira bulli. Determinante per lui sarà l’incontro con il figlio Marty, tornato dal futuro per risolvere un paio di questioni famigliari. Insieme, i due McFly manderanno con un cazzottone al tappeto il bullo Biff. George prenderà due piccioni con una fava, conquistando la bella del film e la stima delle generazioni future attraverso uno dei momenti più memorabili della storia del cinema.

    ritorno al futuro

     Napoli vs Verona.

    Nei primi anni ottanta per il tifoso napoletano andare a giocare a Verona era una mazzata in fronte. La squadra era accolta al Bentegodi da striscioni del tipo: “Benvenuti in Italia” e “Lavatevi”. E sconfitta in campo al ritmo di cori scanditi sulle note di Guantanamera: “Quanto puzzate, terroni quanto puzzate”. Però, come per i due casi precedenti, anche per il tifoso napoletano fondamentale sarà  l’incontro con una persona, nel caso specifico Diego Armando Maradona.

    Mo’ senza che andiamo troppo per le lunghe, diciamo solo che la capitolazione del bullismo veronese ha una data e un luogo: il 20  ottobre 1985,  quando al 58’ minuto di una partita giocata al San Paolo, D10s decide che è arrivato il momento di togliere i paccheri dalla faccia ai tifosi napoletani. Diego lo fece a modo suo, con una mossa a sorpresa: un goal da centrocampo segnato spalle alla porta.

     

    Dopo la partita si decise per sorteggio che, in rappresentanza di tutti i tifosi napoletani, sarebbe toccato a Nino D’Angelo fidanzarsi in Quel ragazzo della curva B con la ragazza del film.  Gli altri  si consolarono qualche anno dopo con la vittoria dello scudetto.

    benvenuti in italia

    Queste storie ci dimostrano un fatto: chi batte il bullismo ha in dono autostima e consapevolezza dei propri mezzi. Non più vittime, ma padroni del proprio destino. Il tifoso napoletano è l’esempio più chiaro, perché capace di trasformarsi nel giro di un goal da vittima predestinata a bestia nera della bulletta Verona. L’apoteosi arrivò nel dicembre del ’96, quando uno  striscione: “La storia ha voluto: Giulietta zoccola e Romeo cornuto” e un goal di Milanese all’ultimo secondo resero definitiva questa metamorfosi. Oggi possiamo affermare senza timore di smentita che il risultato di domenica scorsa non è altro che una diretta conseguenza di questa storia a lieto fine. Una vittoria per sei reti a due per il Napoli, maturata nonostante un goal del Verona segnato dopo appena ventotto secondi e l’ennesima conferma di una teoria: la mamma dei portieri che cacciano la scienza contro il Napoli è sempre incinta. Dopo un assedio durato 44 minuti, dodici calci d’angolo e un’infinità di parate del portiere avversario, il pareggio del Napoli arriva attraverso un missile di Hamsik, scagliato con la chiara volontà di uccidere. Il portiere del Verona non para per una questione di legittima difesa. Anche questo, a modo suo, è un atto di bullismo. Da segnalare anche:

    Un cross preciso di Maggio;

    La tripletta di Higuain;

    Due parate su quattro tiri di Rafael Cabral: una media tiri fatti/ goal presi che fa ben sperare per il futuro;

    Una discesa sulla fascia destra di Albiol in versione Luis Figo, che dopo un tunnel ai danni dell’avversario, serve a Higuain il pallone per il 5 goal. Qualcuno ha gridato al miracolo.

    Da Napoli è tutto,

    Fabio D’Angelo.

    fabio d'angelo

    *Fabio D’Angelo è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene. Cefalo-blogger per www.bandadicefali.it.

    Nostra Signora dell’Azzurrità è una rubrica ideata e curata da Dario Cetta.

    Il disegno di copertina è realizzato da Fran De Martino.