• KRAFTWERK, 25 Luglio 2016 Arena di Verona

    kraft_07Un disco volante si è avvicinato pian, piano all’Italia, per poi atterrare nel bel mezzo dell’Arena di Verona. E ciò a cui abbiamo potuto assistere, non è stato un semplice concerto, ma una performance artistica completa, uno spettacolo d’avanguardia, umano e meccanico, acustico e visuale allo stesso tempo.

    Un incalzare automatico e sfrenato di sequenze binarie, circuiti elettronici, esplosioni atomiche, animazioni minimali, immagini vintage di corse ciclistiche e vecchie star del cinema, il tutto sapientemente miscelato con i ritmi sintetici, le sonorità techno-pop e krautrock di Ralf Hutter e della sua celebre Officina Elettrica (Fritz Hilpert, Henning Schmitz e Falk Grieffenhagen).

    kraft_06La band ha proposto i vari concept che hanno caratterizzato i suoi album del passato: le automobili come simbolo di modernità e libertà di movimento per il popolo (“Autobahn”, 1974); la faccia buona e quella malvagia dell’energia nucleare, utilizzabile sia a scopi benefici, che come arma di morte e distruzione di massa (“Radioactivity”, 1975); le esplorazioni spaziali come metafora dell’esplorazione dell’anima, dei sentimenti e delle emozioni che attanagliano l’uomo moderno, che lo spingono a perseguire obiettivi che, spesso, sono del tutto inutili e superflui, e che, di conseguenza, lokraft_02 spingono sempre più verso l’isolamento, l’alienazione, l’esecuzione sistematica di azioni meccaniche e ripetitive (“The Men Machine”, 1978); il mondo dei computer e dell’automazione, il suo contributo alla musica elettronica, l’uomo che si eleva a creatore di suoni ed immagini di grande complessità, espressività e potenza, ma che, alla fine, non sono altro che lunghissime sequenze di zeri ed uni, commutazioni di porte logiche, alterazioni dello stato fisico di minuscoli componenti elettronici, i quali restano distesi, immobili e silenziosi sul minuscolo spazio di un circuito kraft_03stampato (“Computer World”, 1981); l’abbattimento delle distanze reso possibile dall’alta velocità, il treno che è visto non solo come un semplice mezzo di trasporto, ma come un elemento unificante, uno strumento per abbattere le distanze esistenti tra gli uomini, per vincere la paura della diversità, per avvicinarsi al prossimo e costruire una società migliore, più giusta, più pacifica, più coesa (“Trans Europe Express”, 1977);  la celebrazione, per il suo centenario, della famosa corsa ciclistica francese (“Tour De France”, 2003), la quale diviene l’emblema delle fatiche e delle sofferenze a cuikraft_08 l’uomo, indipendentemente dall’epoca in cui vive, dalle sue capacità tecnologiche, dalle scoperte scientifiche di cui può giovarsi, deve comunque sottoporsi, per raggiungere consapevolezza di sé stesso, per vivere a fondo le sue giornate, per realizzarsi come persona in una società di suoi simili; l’amore, l’amicizia, l’empatia, la forza nell’affrontare la vita e la morte, non sono affatto conquiste scontate e banali.

    Il concerto 3-D dei Kraftwerk è, senza alcun dubbio, un’esperienza sensoriale unica, che necessita, per esser goduta a pieno, di grande attenzione e kraft_04partecipazione da parte del pubblico. È uno spettacolo affascinante, la cui grandezza sta, appunto, nell’unire la sperimentazione alla musica pop, l’utilizzo di strutture musicali semplici ed elementari, il continuo rincorrersi di beat accattivanti ed estremamente ritmati, finiscono per coinvolgere l’ascoltatore e metterlo davanti alle sue paure ed alle sue difficoltà, la musica elettronica dei Kraftwerk non è una spinta all’isolamento ed alla chiusura nei propri pensieri, ma esattamente l’opposto: è la spinta a cercare il prossimo, a condividere le proprie gioiekraft_05 e le proprie preoccupazioni, rendendosi conto in questo modo, che, forse, noi uomini, qualsiasi sia il luogo da cui proveniamo, qualsiasi siano le nostre usanze, le nostre abitudini, i nostri costumi e le divinità in cui crediamo, non siamo poi così diversi.

    La verità è semplice e per quanto complesse siano le sonorità e le immagini rappresentate, alla fine il tutto si riduce a due semplici simboli: “0” ed “1”. Elementi che ognuno può comprendere e fare suoi, quindi, al di là dell’aspetto apparentemente elitario, borghese ed eccessivamente colto, la musica dei Kraftwerk, checché ne pensino i puristi, è essenzialmente “volksmusik”, una musica per il popolo.      

    Per maggiori informazioni sui Krafterk vi consigliamo l’articolo del Parco Paranoico sulla grande band tedesca: http://paranoidpark.it/2016/02/08/kraftwerk/