• La settimana illustrata: “Trasloco, cambio testa”

    Trasloco, cambio testa-01

     

    Interpretazione grafica del post di Rebis: “Trasloco, cambio testa”.
    Artwork by Luigi D’Onofrio

    “Impara in fretta, la geografia del sacro non c’entra niente con la religione. La religione è regola, apparato. Il sacro è altro… misterium tremendum… nostalgia di un’assenza… Ti sorprende dove non te l’aspetti. […] è un fiume sotterraneo… ignora confini e conflitti. Chiamalo Dio, se vuoi. Ti sarà sempre vicino, lo scrive anche il Corano. Vicino come la tua vena giugulare.”

    (Bulaj-Rumiz, Gerusalemme perduta)

     Tre traslochi in tre mesi. Potresti smetterla qui di raccontare: tre traslochi in tre mesi; non sai nemmeno tu come sei riuscita a farli.

    Nella prima casa avevano portato via tutto, con un giorno di preavviso: ti sei andata a comprare una forchetta e un piatto con i pochi spiccioli che avevi per non mangiare direttamente dalle confezioni di cibo. Sei stata crudista per dieci giorni. Il letto c’era, però. Quel letto dove vi amavate che hai spostato e messo dall’altra parte della stanza. Quanta fatica ti è costata spostare il letto? Era diventato un mausoleo, avresti comprato l’appartamento per poterlo lasciare nella stessa posizione per sempre, per il gusto di fermare il tempo dove volevi tu. Per fortuna te ne dovevi andare. E gli scatoloni, te li sei portati in autobus, avanti e indietro di nuovo a mani vuote, e un altro scatolone su e così per quattro ore. Ti ha aiutata l’unico amico che se guardavi il vuoto non sbuffava perché ti si preferisce quando sei allegra. Non gli dicevi niente, leggeva lo stesso. Fino al giorno prima ti volevi suicidare perché non ce la facevi, senza soldi e con un buco nero nello stomaco. La corda ce l’hai ancora in uno scatolone.

    La seconda casa aveva una camera offerta a prezzo stracciato. Non era uno sgabuzzino perlomeno, ma  c’erano da fare dei tentativi per riuscire a dormire, visto il letto che si spostava di due centimetri ogni notte al passaggio degli autobus. A “sto in casa con una coppia” preferivi “sto in casa con una calabrese e un napoletano”. Era allucinante la somiglianza con lo stereotipo da cabaret dell’una e dell’altro. Sembrava facessero teatro. Ti divertivi talvolta a mangiare con loro, mancava solo il sipario che si alzava e scendeva quando se ne tornavano in camera o andavano a giocare alle slot machine. Perché un loro amico una volta ha vinto tremila euro e quindi anche loro un giorno. La Calabria c’ha le cose migliori e la Campania c’ha le cose migliori. Il mare come in Calabria da nessuna parte così e il mare come in Campania da nessuna parte così. Per fortuna non ti piace né la pizza né il caffè e i discorsi su queste cose qui finivano sul nascere e forse si riusciva a parlare di altro (anche della Calabria e della Campania, non era quello il problema). Con lei i discorsi non riusciva a iniziarli nessuno, monologava anche se si andava via dalla stanza. Poi tornavi in cucina e continuava a monologare. Oh, ma che caldo, giù non c’è caldo così, almeno si respira, e il mare della Calabria? Come da nessuna parte. E gli uomini al sud, come da nessuna parte. Dopo una settimana non mangiavi più con loro perché comunque come si mangia giù da nessuna parte.

    Era torrido, qualcosa, ma non l’estate. L’estate è stata piuttosto mite rispetto a certe abitudini, quando non riuscivi nemmeno a respirare e ti rifugiavi dentro un bar prima di accasciarti per mancanza di ossigeno. Quella era afa. C’era qualcosa di torrido e non si può dire cos’era. Con l’afa ti sentivi in un’altra dimensione, la mancanza di ossigeno come l’effetto di una droga. Così sono stati tre mesi torridi, ma non per il caldo; torridi che ti sei messa a nuotare in un’altra dimensione e quella dimensione poi l’hai chiusa nel dimenticatoio perché è arrivato settembre, e a settembre hai fatto il terzo trasloco.

    La terza casa è la tua casa. La difenderai con i denti, come l’anno che sta per arrivare. E i sogni finalmente chiari e ancora quell’amore che non se ne va e non vuole specchi da baciare a meno che non riflettano la tua vita e basta. La prima domenica di settembre piove, l’aria è nuovamente umida,  la casa sembra calda da avere un camino. O una madre, anche se una madre sai cos’è solo dai film. O perché ti vengono e ti devi confortare da sola, e ti senti come quel quadro delle tre donne che rappresentano le tre età, quando ti metti la mano sulla pancia e te ne stai accasciata dal dolore sul pavimento perché al letto non fai tempo ad arrivare e ti senti la figlia la mamma e la nonna insieme; e il dolore scompare. Poi arriva quella pace che assomiglia alla pace di quando vi amavate ma questa è più bella perché non hai bisogno di nessuno e hai tre e millecinquecento anni allo stesso tempo.

    Nei mesi dei traslochi sono state complicate. Ti sono venute sempre in anticipo e per tre mesi e quattro cicli quella sensazione non sei mai riuscita a dartela. Avevi le crisi isteriche, perdevi il doppio del sangue, nemmeno il poster col mare della Calabria ti distraeva. E’ stata un’estate torrida.

    Ora ti sembra che tutto si stia dispiegando, non hai motivo di essere così calma e fiduciosa ma ora è la calma e la fiducia che ti prendono di sorpresa, non più l’angoscia, il pianto isterico, la preghiera sconnessa e il frenetico dare baci al muro per poi picchiarlo con la mano perché è solo un muro ma chi baciavi non lo vuoi più. In una stanza squallida dagli aneddoti ancora più squallidi, la stanza del primo trasloco, il secondo trasloco lo citiamo e basta, cancelliamo agosto, eccetto per quei cinque giorni, durante i quali sei tornata dove sei nata e dove hai imparato a camminare; mancavi da sette anni, gli ulivi erano floridi e immutati, l’albero di mele è stato bruciato dal sole, la palma – a cui da bambina regalavi farfalle e mazzetti di fiori – sempre allo stesso posto; la casa in ristrutturazione. Da quando sei tornata e hai fatto il terzo trasloco ti chiedi com’è possibile che sopravviverai ma senti e sei convinta che tutto è dietro l’angolo. Tutto concreto, tangibile, incontri persone oneste e amici simpatici, lavorerai. Hai ripreso il gusto del sogno e del progetto e sai che non ti libererai mai di quell’amore che supera la tua misura e scavalca il filo del destino per congiungersi al sacro, l’unico nemico che non potrai mai sconfiggere. Nemmeno con la corda nello scatolone.

    E’ stata un’estate torrida, ricorderai perché e non riuscirai a dirlo a nessuno senza dover mentire.