• L’IMPERATORE

    l_imperatore“Domani sposerò Zotico, l’atleta.”

    “No, non puoi” – rispose il padre, imperatore delle Terre di Sopra e di quelle di Sotto – “non ti è concesso e non è permesso neppure dalla legge, né da quella degli uomini, né da quelle del cielo. Sarà l’Assemblea a stabilire se e quando dovrai sposarti. È risaputo.”

    “Sì, padre, è risaputo. È risaputo che tu, l’imperatore, controlli l’Assemblea, fai il bello ed il cattivo tempo, un giorno una cosa è lecita ed il giorno dopo è peccaminosa. Non mi interessa il potere o la ricchezza, io amo Zotico e lo voglio come marito. E, bada bene, padre, se tu non mi darai il tuo assenso, io lo prenderò comunque come marito.”

    “E io ti disconoscerò, vivrai in povertà e magari capirai ciò che hai perso, oppure scoprirai, con tuo sommo dispiacere, che il tuo amato Zotico era interessato a ben altro.”

    “Non è come dici, capisco che vuoi suscitare in me il dubbio o la paura, ma lui mi ama, per come sono, non per ciò che possiedo o posso offrirgli.”

    “Non voglio suscitare i tuoi dubbi, ma farti aprire gli occhi. Sai che, proprio ieri notte, Zotico ha giaciuto con una prostituta? E non era neppure la prima volta, i due si incontravano spesso.  So, per certo, che le ha dato cinque monete d’argento ed hanno passato tutta la notte assieme. Cosa credi abbiano fatto? È questo l’amore di cui vaneggi, andando, per giunta, contro le leggi dello stato e del tempio? Cosa ti serve ancora per capire che se ha preferito trascorrere la notte in compagnia di una misera puttana da taverna, magari non ti ama così come dici? Magari vuole solo arricchirsi e spillarti dei soldi. Che prove vuoi?”

    “Magari che tu conduca qui, a palazzo, questa donna di cui parli… Se ci riuscirai, se la vedrò con i miei occhi, allora ti crederò, ma se ella non esiste o non è ciò che tu dici, allora io prenderò quell’uomo come mio marito.”

    “E pensi che questa sia una cosa difficile? Io sono l’imperatore, invierò le mie guardie in quella taverna ed in tutte le taverne delle Terre di Sopra e di quelle di Sotto, se necessario. Faremo girare per il regno una descrizione dettagliata di quella donna e sarà semplicissimo trovarla, chi vuoi che si metta a fare storie per una stupida ed inutile puttana?”

    “Bene padre, fa come credi. Se non troverai quella donna, io, Ierocle, sposerò Zotico e tu non potrai né opporti, né diseredarmi. Accetti la sfida?”

    “Non ho alcun timore a farlo. Quando troverò quella donna, la giustizierò, assieme al tuo Zotico. Tu prenderai in moglie, la donna che io sceglierò per te, in accordo con le leggi dell’uomo e quelle degli dei. Se ciò non dovesse essere, avrai il mio assenso paterno a sposare Zotico, ma poi sarete immediatamente giustiziati nel nome delle leggi dell’uomo e degli dei. Così è scritto e così sarà fatto.”

    Fu così che l’Imperatore chiamò il capo delle sue guardie e quello delle spie e diede loro l’incarico di trovare la donna che la notte prima aveva giaciuto con Zotico l’atleta. Venne convocato, innanzitutto, il gestore della bettola in cui la donna si prostituiva, un certo Eliogabalo. L’uomo disse che la donna era probabilmente una forestiera, forse una della campagna, che veniva in città a fare la vita e a guadagnarsi qualche moneta d’argento extra, si intratteneva con vari uomini ed a volte anche con qualche donna, ma sempre avventori di passaggio, mercanti per lo più. Si faceva chiamare semplicemente la “principessa”, ma era un nome d’arte diffuso tra le puttane, già altre, in passato, nella sua taverna, l’avevano utilizzato. Al momento, tra le donne che lavoravano per lui, c’era la “principessa”, appunto, ma anche la “regina di cuori”, la “regina nera” e la “lady delle rose”. Gli uomini del popolo, i soldati, la gente comune, amava immaginare di giacere con donne nobili, forse perché, per quegli uomini, quelle donne erano inarrivabili e stimolavano le loro più recondite fantasie sessuali. Il taverniere, comunque, fu in grado di fornire una descrizione dettagliata della “principessa” e un pittore ne ritrasse le sembianze su cento fogli che furono consegnati alle guardie ed alle spie incaricate della ricerca. Donna dai lungi capelli lisci e neri, esile, occhi color nocciola, una voglia a forma di cuore sulla coscia destra, una piccola cicatrice sull’occhio sinistro, carnagione chiara, quasi pallida, che copriva con un forte trucco e l’abitudine di non aspettare i clienti nella sua stanza, ma di mettersi, in vestaglia, sulla soglia della porta a cantare.

    Nonostante l’accurata descrizione, le migliori spie dell’imperatore non riuscirono a trovare la donna. Le guardie, intanto, avevano messo a soqquadro tutte le locande del regno di Sopra e di quello di Sotto, di lusso e di infima categoria, avevano interrogato migliaia di clienti, ricchi e poveri, avevano interrogato locandieri e puttane, con le buone e, sempre più spesso, le cattive maniere, ma nessuno sapeva dove poter trovare quella donna misteriosa.

    L’imperatore andò su tutte le furie, cambiò il capo delle guardie e poi quello delle spie, fece arrestare centinaia di prostitute e locandieri, con l’accusa di non collaborare, fece condannare a morte sia il pittore che aveva disegnato la donna, che il locandiere Eliogabalo, ma di quella donna nessuno sapeva dire nulla. A quel punto l’imperatore si decise a convocare Zotico, sarebbe stato l’atleta in persona a rilevare l’identità di quella misteriosa creatura.

    “Zotico, io sono il tuo imperatore e ti ordino di rilevarmi l’identità della puttana con cui solevi giacere spesso nella taverna di Eliogabalo.”

    “Chiedimi tutto, mio imperatore. Ma non questo, non posso rilevarti il suo nome. Non ho nulla contro di te e rispetto la tua autorità, ma mi muovo in questo modo per amore.”

    “Ed allora, per amore, sarai condannato, farai una fine peggiore di quel pittore da strapazzo e di quel bugiardo di Eliogabalo, verrai lentamente scuoiato e lasciato ai corvi. Guardie! Arrestate quest’uomo e procedete alla sua esecuzione!”

    “No mio imperatore, non farlo!” – gridò all’improvviso una donna, comparsa dal nulla.

    “Chi osa interferire?”

    “Sono la donna che cerchi, mio imperatore. Io amo quest’uomo e come ti ho già detto più volte io desidero averlo come marito. Non mi riconosci?”

    Pronunciate queste parole, la donna si tolse la parrucca nera, si tolse le vesti, mettendo in mostra il corpo nudo e la voglia sulla coscia destra, le esili forme e la carnagione chiara. Apparve per quello che era: il giovane Ierocle, l’unico figlio dell’imperatore, colui che mai sarebbe divenuto sovrano del regno di Sopra e di quello di Sotto e moglie, per un giorno, di Zotico l’atleta.

    Il giorno successivo, infatti, venne celebrato il matrimonio e quello seguente un doppio funerale.

    Lunga vita all’Imperatore.