• Napoli Vs Roma aka Il Derby del Sole

    di Fabio D’Angelo* per Nostra Signora dell’Azzurrità**

    Non serve aver visto Parenti Serpenti di Mario Monicelli o seguire su Twitter la saga dei Fratelli Muccino o dei più famosi fratelli Gallagher, per affermare che  spesso la vita delle famiglie si regge su una serie di dissapori e invidie reciproche. Per inciso: questa è una cosa tanto generalizzata da essere sempre mainstream. Rientra quindi nella norma l’avere almeno un parente naturale o acquisito (zio, cugino, ‘gnora, cognate o fratelli) per cui non nutriamo simpatia e con cui, nelle occasioni mondane tipo prime comunioni o matrimoni, ci tocca sempre di condividere il tavolo e le foto ufficiali. Probabilmente, senza questi elementi non avremmo quel legame che noi definiamo famigliare. Ma questo è tutto da dimostrare scientificamente.

    La cronaca nera, inoltre, ci ricorda spesso come questi dissapori possano finire col trasformare dei qui pro quo in vere e proprie tragedie. E questo è proprio il caso di Napoli e Roma, città calcisticamente unite da una parentela centro-meridionale. Questo legame, per gli addetti ai lavori derby del sole, per anni è stato citato come esempio di civiltà calcistica tra tifoserie. Un gemellaggio sancito da un clima tipo scampagnata o cenone di fine anno. Ma, come spesso capita, anche i rapporti più solidi si possono raffreddare. Quello tra Napoli e Roma si gelò il 25 ottobre del 1987 dopo una partita accanita finita in parità, per colpa di uno sfanculo da trance agonistica di Salvatore Bagni (per i più giovani, un Gattuso dai piedi un poco meno ignoranti). Da allora il derby perse la sua originale caratteristica, trasformandosi in una sorta di rappresentazione teatrale della calata delle orde nomadi degli Unni sulle rispettive città. Questo fino al tragico fatto di cronaca nera che ha segnato una sorta di spartiacque, facendo riemergere una giustificata nostalgia per i tempi del gemellaggio calcistico.

    E il risultato di sabato scorso forse non è altro che una diretta conseguenza di questo tentativo di far pace. Per la cronaca (ahimè, ma anche mannaggia a’ colonna) 3 a 1 per i giallorossi.

    Una vittoria della Roma, maturata grazie ad una serie di regali, ingenuità ed errori individuali in difesa da jastemme, che come contro l’Atalanta, finiscono col condizionare il risultato finale. Sul primo goal della Roma Koulibaly perde goffamente il pallone, dopo aver cercato emozioni forti in un dribbling su Salah. Pensava di essere Rudy Krol (sabato premiato al San Paolo) e invece era una cosa a metà tra un figura ‘e merda e Contini. Il secondo goal di Džeko, che con la doppietta storica di sabato entra di diritto nella categoria di Pellisser, Denis e Moscardelli, invece è dovuto a una marcatura a uomo stile Ignoffo di Elseid Hysaj, che durante tutta la partita è stato saltato con estrema facilità da Diego Perotti, che è bravo ma non è  Ryan Giggs, quindi per il calcolo delle probabilità una volta lo doveva cogliere, invece niente. A questo va aggiunto un centrocampo che non filtra come ai tempi di Benitez. A proposito, ma che sta passando Jorginho? Parliamone!
    Poco equilibrio fra i reparti e un riferimento centrale nell’attacco, Gabbiadini, su cui va aperto un capitolo a parte. Tralasciando il fatto che nel modulo di Sarri lui si trova a suo agio come un pesce in scatola, un fidanzato nel giorno dell’incontro con il futuro suocero, o un povero cristiano qualunque durante il colloquio di lavoro o un Civati dentro il PD di Renzi. Per cui quando deve accorciare lui va in profondità e viceversa. Quello che mi ha personalmente impressionato ieri è stata quell’espressione tipica di chi ha passato un fatto brutto, per cui da oggi propongo di utilizzare un Gabbiadini come unità di misura de “il guaio che hai passato”. Esempio:

    • 1 gabbiadini per indicare l’espressione che abbiamo quando tipo scopriamo dopo aver schiattato una ruota di non avere il crick in macchina;
    • 2 gabbiadini per guai tipo di salute risolvibili;
    • 3 gabbiadini per fatti tipo licenziamento, cambi di sede o guai vari legati al jobs act;
    • 4 gabbiadini per fatti tipo sconfitte contro la Juventus;
    • 5 gabbiadini per fatti più gravi tipo inviti a matrimoni o lutti.

     

    Il resto è ormai cronaca. A due sconfitte consecutive in campionato non eravamo più abituati, mannaggia a’ morte.

    Da Napoli è tutto,

    Fabio D’Angelo

    *Fabio D’Angelo è uno splendido trentenne che vive a Casalnuovo di Napoli e, avendo poche esigenze, se la passa moderatamente bene. Cefalo-blogger per Una banda di cefali.

    **Nostra Signora dell’Azzurrità – Un Romanzo di Formazione è una rubrica collettiva ideata e curata da Dario Cetta.

    Il disegno di copertina è realizzato da Fran De Martino.