• Non pentirti di essere Futura. (Francesca Genti)

    Siamo sempre noi, in fondo non sappiamo nemmeno essere altro. Avere37anni1/2 legge e scrive e sta da solo e quel che domanda, sostanzialmente, è: Pardon, non lo so. E’ l’intervista come scelta di vita e per la prima puntata del nuovo musical, quale apripista del gran ballo extravesuviano, non potevamo che scegliere il meglio.

    Francesca Genti è nata a Torino il 27 giugno 1975, vive a Milano. Ha pubblicato i libri di poesia Bimba Urbana (Mazzoli, 2001), Il vero amore non ha le nocciole (Meridiano Zero, 2004), Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press, 2009), L’arancione mi ha salvato dalla malinconia (Sartoria Utopia, 2012).

    Come narratrice ha scritto i racconti Il cuore delle stelle (Coniglio Editore, 2007) e il romanzo La  Febbre (Castelvecchi, 2011).

    Insieme a Manuela Dago ha dato vita a Sartoria Utopia.

    Sartoria Utopia è una “capanna editrice” che progetta, stampa e cuce libri di poesia dei più interessanti autori della scena poetica contemporanea italiana. Il progetto nasce a Milano nel gennaio 2012 dalle menti e dalle mani di Manuela Dago e Francesca Genti – amiche, poetesse e artiste – e dal desiderio di affidare i loro testi a libri-oggetto che rispecchino completamente l’attitudine e la poetica delle due autrici-editrici.

    francesca genti 1

    Genti, e mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età. E ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età. E vita mia che mi hai dato: Amore, gioia, dolore, tutto. Ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età.

    Al duo Cetta\Ferro il duo Genti\Pessoa risponde ululando a cappella, ma non a cazzo:

    Il poeta è un fingitore.

    Finge così completamente

    che arriva a fingere che è dolore

    il dolore che davvero sente.

     

    E quanti leggono ciò che scrive,

    nel dolore letto sentono proprio

    non i due che egli ha provato,

    ma solo quello che essi non hanno.

     

    E così sui binari in tondo

    gira, illudendo la ragione,

    questo trenino a molla

    che si chiama cuore.

    Francesca, quando me sei vicino il mio cuore me fa bim bum bam. In questo scorcio breve avere27 ha svoltato a 37. E’ diventato l’amante di una ragazza innamorata di un uomo sposato. Può darsi che pure il Tizianone Nazionale si sbagli. L’amore non è una cosa semplice. Convieni?

    L’amore è la bestia più calda, ma anche la bestia che ci salverà. Davanti all’amore siamo come Monsieur Zissou a caccia del leggendario squalo tigre, tutta la nostra vita, tutto il nostro ingegno è per far bello quel momento.

    (Auguro a tutti noi un eterno rodeo su un bufalo impazzito e un safari infinito per acchiappare vivo questo unicorno a rotelle)

    <<È passata tanta fanta sotto i ponti…>> ,  16 novembre 2012, Dada, Saviano. Il tuo Reading Juke Box all’idrogeno, è stato uno dei picchi poetici di Extravesuviana, sei responsabile di svariate storie d’amore venute al mondo dopo quella serata. Una della enclave di fan delle tue poesie, vive, vegeta, fa l’amore e mangia la parmigiana della mamma a Gallo di Comiziano. Cosa è successo in questi anni? Cosa è successo alla malinconia e all’arancione? Quale è lo stato dell’arte delle ragazze kamikaze?

    In questi anni ho messo su delle strutture. Una capanna editrice e una famiglia. La mia energia kamikaze è stata impiegata a cambiare pannolini, costruire caverne con i cuscini del divano, bucare libri con il trapano e pungermi con un ago come centomila belle addormentate. Ma una signorina ha bussato alla mia porta: Miss Fernanda Woodman che mi ha detto “torno da un lungo viaggio, ti spiace se mentre ti affaccendi nella vita reale, io mi sdraio un po’ sul divano e scrivo poesie al posto tuo?”. “Fai pure” le ho detto mentre organizzavo un set fotografico in cui stendevo le pagine di un libro come se fossero panni appena lavati.

    Lo chiamavano Jeeg Robot è un piccolo “caso”cinematografico. Ho letto delle acrobazie che Gabriele Mainetti, il regista del film, ha dovuto compiere per arrivare alla sua realizzazione, vale a dire l’autoproduzione tramite la fondazione di una propria casa produzione, la Goon Films. Fatti i dovuti rimandi, mi è sembrato un film cucito a mano e subito mi è balzata l’associazione con Sartoria Utopia. A che punto sei con la tua “capanna editoriale” e, in generale, secondo te, quale può essere il futuro della piccola editoria indipendente?

    Uno dei motti di Sartoria Utopia è il verso del grande poeta Ferdinando Tartaglia che recita “non pentirti di essere futura” . Sartoria Utopia continua a esplorare e a espandersi, anche se talvolta mi sento un po’ come Bruce Chatwin, e tra un vinavil e un trapano esclamo “Che ci faccio io qui?”. Penso che accada sempre quando si fa qualcosa di pionieristico, ma poi c’è una passione infinita che ti porta oltre il buonsenso. Per quanto riguarda futuro della piccola non saprei, dovresti darmi la sua data di nascita completa di giorno, mese, anno, ora e luogo.

    sartoria utopia

    Attualità. Fuori da ogni provocazione, più che una petizione di artisti, per la realizzazione delle Unioni Civili, molto più autorevole e significante, secondo te non sarebbe un bel televoto del pubblico degli Amici di Maria? Unioni civili, tradimenti politici e coniugali, diritto di natura, cervi a primavera, spermatozoi vari, affitti degli uteri, certezze proprie e merda  riversata a barili nei primi giorni di vita altrui. Il dibattito politico di questi giorni mi è parso un flipper impazzito. Che idea ti sei fatta?

    Penso che chi vuole mantenere lo status quo stia combattendo una battaglia di assoluta retroguardia, che perderà, superato dalla storia e dalla realtà. Di nuovo torna utile il verso del Tartaglia: “non pentirti di essere futura” (il poeta fa questa esortazione direttamente alla poesia).

    A proposito sempre di brutalità, lasciando da parte il dato quotidiano di violenza che noi siamo costretti a subire o di cui diventiamo soggetti attivi (violenza verbale, da social network, mezzi di comunicazione ecc..), c’è tutta una vulgata di prodotti culturali che celebra una epica della violenza. Oggi il “violento”, a torto o ragione, diventa un modello. Più che metterne in risalto l’assurdità diviene un punto di riferimento da emulare. Non dico che bisogna tacerne. Tutt’altro. Ma c’è modo e modo. A me il Pasolini di Salò mostrandomi la violenza in tutta la sua idiozia mi ha fatto detestare la violenza e la scelta per la non violenza è stata naturale. Cosa ne pensi?

    Penso che non ne posso più di sguazzare in questa pozzangherina di nigredo estetizzante e che anche in un mare di catrame esistano le sirene e io voglio seguire il loro canto e andare verso la luce. Penso che il male e la violenza siano intrinseche alla dialettica del cosmo e che sia il caso di opporsi con un po’ più di energia, non dico che non si debba indagare la parte oscura, ma lo si deve fare con parole che inanellino bolle di ossigeno, anche con la poesia.

    Per quanto mi riguarda, sono contraria sia all’estetica della violenza sia al pistolotto trombone contro di essa. Quello di cui sono assetata è la promessa di un sogno, penso che ognuno di noi possa porre un mattoncino luminoso (per me in questo momento sono i libri che cuciamo), facendo qualcosa di bello. Il contesto non ha il controllo totale, non ci ridurrete mai a ornitorinchi impotenti!

    Mark Zuckerberg dichiara che in futuro parleremo solo tramite chat. E’ uno scenario che mi inquieta un po’. Non mi ci prendo molto con il futuro tecnologico. Il mio cuore continua a pulsare per il grande romanzo dell’Ottocento. Una delle battute più divertenti che mi è capitato di leggere ultimamente è questa: “Se Proust avesse avuto Twitter, non avrebbe scritto la <<recherche>>. Quale è il tuo rapporto con i social network?

    La grande artista Yayoi Kusama scrive nella sua autobiografia “per ogni donna tradita in giappone, voglio fare un’orgia in america”, io dico “per ogni stronzata  sparata da Zuckerberg, voglio fare un reading in Italia”. Al di là di quello che dice il vecchio Mark, ho un buon rapporto con fb l’unico social che uso, ma mi piace assai di più usare tutti e cinque i sensi per questo qualche volta tiro giù la serranda virtuale e mi godo una vacanza sono nella vita reale.

    Momento Musical. Tra le tue varie esperienze c’è una collaborazione con i Baustelle. Con Francesco Bianconi hai contribuito al testo di una delle più belle canzoni di Amen, Dark Room. Se tu potessi, con quale gruppo ti piacerebbe collaborare? Quale testo della canzone italiana avresti voluto scrivere? (Ricordo un tuo debole per Prima della Rivoluzione di Bertolucci, Adriana Asti che balla e dalla stereo Gino Paoli che canta Vivere ancora..)

    Vorrei collaborare e lo farò con la cantautrice Manupuma di cui ho amato pazzamente il primo disco.

    Una canzone che avrei voluto scrivere, oddio, solo una? Vabbè scelgo qualcosa di Gino Paoli, tra le tante, Prima di vederti, anch’essa inclusa in quel capolavoro totale che è Prima della Rivoluzione e poi fammi sconfinare in Francia e indicare L’anamour di Serge Gainsbourg.

    Francesca siamo alla chiusa finale. Baci & abbracci. Progetti per il futuro. Personali e di Sartoria Utopia. (P.s. Candy Crash Sagra & Dj Bondage ti aspettano nella grande bellezza agro-nolana. Sarai col cuore domani con noi a BarTeatroZero per la nostra festa: Aspetta Primavera, Extravesuviana).

    Stanno arrivando gli Utopini, collana di libri illustrati per bimbi e adulti illuminati. Il primo è L’orlo del vestito di Silvia Salvagnini, il secondo è Il mio bambino mi ha detto di Francesca Genti con illustrazioni di Manuela Dago… e il mondo sarà un luogo un po’ più bello!

    Baci e abbracci e sfogliatelle a tutti voi!

    aspetta primavera extra