• Ragazze dinamitarde, liriche e dodecafobiche (Roberta Durante)

    Avere27 quest’oggi fa tappa nel nord est ed incontra Roberta Durante.

    durante 1

    Nata a Treviso nel 1989, ha studiato e vissuto a Venezia dove si è laureata allo Iuav in Arti Visive e dello Spettacolo. Roberta scrive poesie e canzoni, disegna cartoni animati, gira cortometraggi. Nel 2011 ha vinto la VI edizione del Premio Mazzacurati-Russo pubblicando la sua prima raccolta di poesie, Girini (Napoli, Edizioni d’if). Nel 2013 è finalista al Festivaletteratura di Mantova col testo della  canzone Trapezio.  Alcune sue poesie sono pubblicate su Nazione Indiana, Alfabeta2 ed altri siti e blog. Vive attualmente a Treviso dove insegna Filosofia e Letteratura. Ha collaborato con alcune testate on line (LinkiestaCultura, Pordenonelegge – questa è una sua spassosa intervista all’ex sindaco di Treviso, il sceriffo Giancarlo Gentilini).

     

    Durante, il kobra si snoda, si gira, m’inchioda, mi chiude la bocca, mi stringe e mi tocca. Wow! Wow! Il kobra! Ah! Wow! Wow! Il Kobra! Ah!  Il kobra non è un vampiro ma una lama, un sospiro che diventa un impero quando vedo te, quando vedo te… Il kobra non è un pitone ma un gustoso boccone che diventa canzone dove passi tu, dove passi tu… Il Kobra non è un serpente ma un pensiero frequente quando vedo te, quando vedo te… 

    Il cobra ha di sicuro bisogno di Adamo, quello che nostalgicamente cantava così: furtivameeeeeente accarezzo la tua om-bra (stadan-stadan) ma non ho piiiiù il diritto di toccarla.  Una di quelle succulente voci strozzate (dal cobra?) che io “ad-oro” (oppure Ad-amo, chiaro). Che poi la canzone è ancora più struggente quando fa da colonna sonora alla scena del ballo in Ecce Bombo di Nanni Moretti. E mi viene in mente anche un’altra scena commovente, in Sogni d’oro, con la voce di Renato Zero che canta: l’avrai l’avrai con slancio e con amore/ l’avrai ma tu non sai il prezzo che dovrai pagareeeeeeeeee. E così, da Adamo allo Zero (cioè dalla A alla Z) che credo formino qualcosa di lineare, io mi permetto invece di disegnare il cerchio, o come mi è capitato di dire: come serpe mi mangio la coda/ e ritorna l’uguale il maiale ecc. ecc..

    Bene, il doveroso omaggio alla tua conterranea Donatella  ha generato un qualche cosa di bellissimo e mostruoso. Siamo andati bene oltre l’immaginario italico e selvatico anni Ottanta: non ci siamo fatti mancare niente. Ora, però perveniamo perversi e perbene alle cose serie. Non nicchiamo e ammicchiamo alla nicchia del nostro pubblico di merda… Roberta, – ascoltami – qual è il tratto distintivo del carattere del tuo amico immaginario?

    Frank dici? Quello dell’universo tangente? Finora l’ho sempre respinto, vorrei riservarlo integro per la psicosi, ma lui non capisce. Non capisce dannazione! Insiste. Quindi, ecco, forse direi che è insistente.. e io non lo sopporto più.

    A proposito di universi ineffabili e paralleli ci ha lasciati il grande Vujadin Boskov, un antenato di Extravesuviana, un padre putativo di Avere27. Ricordo che mia nonna, con molto amore,  lo aveva ribattezzato O’mbriacone (trad. l’ubriacone). Lei – mia nonna, nobildonna – è sempre stata affascinata da noialtri geni pacchiani e maledetti. Boskov era riuscito a trarre dall’ovvio le allegorie più ardite. Cosa mi rispondi se ti dico, con le parole di zio Vuja, che “Poesia è come cervo uscito di foresta”?

     Non c’è risposta quando uno ha ragione, però però però.. so che cosa avrebbe ribattuto Baudelaire per esempio. Avrebbe detto qualcosa come: la campagna è quello strano posto in cui le galline vanno in giro crude. Ora, so per certo che: applicando ai nostri addendi (le donne-galline e i cervi-cavalier, l’arme-da-foresta e gli amori-per-la-campagna) la proprietà commutativa, il risultato non cambia: la poesia è una bestia. A parte questo però, era da molto che non guardavo una partita di calcio e ho scoperto che: anche Pirlo è un centrocampista, che significa avere quell’aurea mediocritas che io apprezzo sempre, soprattutto se col codino. Io comunque tifo Juve e Napoli in ordine sparso, quindi, pistola alla testa, sarei finita.

    Il Comicon 2014 a Napoli è stato un bagno di sangue e di folla. Un vero e proprio trionfo, una calata barbarica di ragazzini e meno ragazzini  sulla mostra d’Oltremare. Il cosplayer più cool del momento è risultato essere Luigi unchainedlongsea De Magistris vestito da Giggino a’ manetta. Dato che in qualche modo ti occupi sia di animazione che di filosofia, qual è secondo te il fumetto più filosofico ? E il filosofo più fumettistico?

    Jan Švankmajer, ovvio, ma non è un fumettista è un Jan Švankmajer. I fumettisti non li conosco. Anzi, conosco Bastien Vivés da due giorni , che era appunto al Comicon. C’è stata una mia amica del club dei libri, che ha ricevuto in dono un suo disegno con dedica e autografo e poi lo ha dimenticato in  treno. Spero vivamente (vivamente) che lo ritrovi perché pensava già di metterlo all’asta, visti i tempi. Io le ho chiesto se Bastien non godesse di buona salute, lei ha detto che “bé no, è giovane”, io ho detto solo “ah” perché non capivo se negare la negazione affermasse qualcosa o il contrario, ad ogni modo è vivo. Il filosofo più fumettistico invece mi sembra Hegel quando parla delle figure. Praticamente si procede costruendo queste figure, che poi sono l’esperienza, e si va avanti a costruire figure conservando tutte quelle precedenti per poi arrivare pieni di esperienza a capire qualcosa della fine che in verità è molto più eterna che confinata… molto molto fumettistico, no? A me però piace Kierkegaard, lo trovo particolarmente sexy quando dice  di lasciare che gli altri si lagnino se i tempi sono quelli che sono, lui preferisce lagnarsi del fatto che sono tutti senza passione. Roarrr.

     Stima e sintonia per la tua sinfonia, per i tuoi lego di parole. Dopo le tue “porchesie” e “dodecafobie” devo confessarti di volerti  un po’ di bene. Vedi il padre del mio amico immaginario ad esempio, il mio inventore di neologismi preferiti. Lui, in questa epoca di biochimici di Instagram, quando dice che nelle foto il mio amico immaginario “è cosi fotogenetico” coglie appieno lo spirito del tempo. Leggevo pochi giorni fa una confessione di Andrea Bajani. Come i narcolettici che cadono addormentati ovunque, lo scrittore riconosce di cadere nella parole in tutti i luoghi. Fino al punto di ritrovarsi in gabinetto a leggere i bugiardini delle medicine, i quali bugiardini non gli procurano gli effetti collaterali descritti ma il piacere di scoprire nuovi suoni. Ti senti affetta dalla stessa forma di malattia? Quale è il tuo rapporto con le parole?

     Penso sia un amore-odio bell’e bbuono, un rapporto comunque sincerissimo, infatti la sincerità è tipica dei nemici. Conio parole sceme anche nella vita vera, sia chiaro, ma questo non aiuta molto il ramo della socialità, o meglio, se scrivo parole strambe e uno le legge, questo può pensare che io sia divertente, se però parlassi come spesso scrivo penso che non darei la stessa impressione. Penso eh. A me capita di leggere neologismi che mi affascinano o che mi fanno ridere, ma se poi qualcuno dovesse parlarmi in quel modo credo che proverei un sottile dispiacere, come direbbe Lucio. Andrea Bajani invece ha detto anche che i segreti sono le parole che ingoi come piccoli treni che dovrebbero restare nella pancia. Forse sono proprio così tutte le parole, ci sono entrate con più o meno prepotenza e noi siamo pieni di scaffali porta-parole. Ma le parole servono fortunatamente anche a pensare e lì diventa un macello, gli scaffali cadono e le parole si mescolano. Per esempio, poco tempo fa, mentre osservavo i gatti e notavo che hanno il naso diviso a metà da una righina quasi impercettibile, ho inventato con Allie B. il portanaso, che è una scatola piccolissima dove appunto i gattini ripongono il naso piegato esattamente a metà e se lo portano in giro, pronto ed umido all’occorrenza. Molto divertente, no?

    durante_girini_copertina

     Sì, certo. Guarda, ne parlavo proprio ieri sera con Pandora… Tre donne che stimi. 

     A proposito di parole, non mi piace tanto “stimare”, mi sembra sempre “troppo” rispetto a quello che posso sapere io di qualcuno. Mi pare che spesso parlino di stime varie quegli artisti che, non potendo confidare nella propria, credono di risultare più appetibili dimostrando magnanimità d’animo nei confronti del prossimo, dicendo appunto di “stimare enormemente” questo o quello. Altrimenti lo usano i ragazzetti in bici, quelli con la famosa “ruota alta” che – sempre a vicenda – si dicono – una volta per uno (e sono in tanti) – “stima vecchio!”, alla prima sgommata polverosa. Comunque va bene anche così, stimiamoci pure tutti. Ad ogni modo, io per prima stimo quell’armena dannata di Trudi Beerudi perché è genuina. Poi c’è una stima per contrappasso, se si può dire, e riguarda Benedetta Parodi e tutta la sua vuotezza. Provo a spiegarmi: quando la Benny fa per assaggiare quello che (non) cucina, allunga appena un dito (ma non tocca il cibo!) e poi se lo ciuccia dicendo “è buonissimo”, ma non è vero! È falso, si vede! Ecco, sembra proprio una sciocchezza, ma io, quando la Benny fa così, la spaccherei.. in questo modo però (ed ecco infine perché la stimo) scarico su di lei tutte le mie tensioni e così non ne conservo più per la vita vera. Ora però manca ancora un nome e io mi sento sempre più impreparata, quindi dico lei.

    Voglio già da ora  dirti che noi nell’agro-nolano ci stiamo adoperando per organizzare un memorial-retrospectivemodernart-fashionstyle su Trudi Beerudi. Ti direi di più ma devo per forza conVenire al gioco Avere27. Ti tocca. Ti inizio una sequenza di parole, più o meno sconnesse e strampalate, e tu mi rispondi come ti pare, senza pensarci più di tanto.

    Lei ha i capelli aggrovigliati, gli occhi pestati chiusi. Residui di grasso sotto la mascella, tutto intorno al viso. Lei striscia sul pavimento della stanza accanto. La testa si accende e spegne come un mazzo di luci di Natale lasciate sul portico tutto l’anno 

    “gli occhi pestati” sono quelli che io chiamo occhi a polpetta e questa è Violetta Bellocchio, alla quale dicevo poco tempo fa che secondo me potevamo essere grandi amiche. O anche solo amiche insomma, ma non del mondo tangente almeno.

     A Gino piace pensare pensieri miti e giacobini. Vuol che le sue ore siano scandite da carte, carteggi e corteggiamenti. Fino all’ultimo respiro vuole far bello il mondo

    un nichilismo attivo attivissimo quello di Gino.

    Dormi, dentro di te c’è così tanto amore da rifare il mondo intero. Sveglia, devi lavorare: spezzare la schiena dei giorni feriali

    Questo è uno di quei gruppi di cui rimando sempre l’ascolto. So che bisognerebbe ascoltarli, che sono bravi e che piacciono a tutti ma per me sono ancora come Frank. Poi ci sono certe parole che nelle canzoni mi fanno rabbrividire, “feriali” per esempio. Oppure “pneumatici” o “i fusti del Dash”. Devo proprio mettermi ad ascoltarli.

     E’/ ca mi piaci / bbabbu/ pinsari/ ca mentri/ lu scrivu/ t’astruppìi/

    Quando ho letto Salvo Basso per la prima volta ho pensato che sarebbe stato il mio preferito. E quel libretto dei Girini comincia proprio con una cosa di Salvo Basso. Ora invece mi viene in mente questa:

    sta/ quasi/ chiuvennu./ U sentu/ nte scarpi./ (O sugnu iu/ ca mi chianciu/
    dincoddu).

     (Ma mi senti?) la voce che ho qui dentro / mi è un ordigno

     eh no bello, era: (ma senti mi senti?)

     Tu violenza di viola che volando/  volgi avvento di vento a velo e viso/ stipula nei tuoi petali lo scampo/ che sull’ ultimo gelo instauri eliso/

     Ehi ehi ehi ma come fai a sapere tutte queste cose? Lui è un altro della rosa (o della viola?) dei preferiti: Ferdinando Tartaglia. È bizzarro perché questi preferiti sono tutti morti. A parte Violetta certo, che però non può stare nella rosa perché è lei stessa il fiore (sviolinata anche).

     Inseguire in tappeti verdi-fradici/ <<il sentimento di un eterno vero>>/ tutto gronda e urta di vero, ma no. –

     il Lucrezio visionario:

    Inseguire in questo gruppo o costellazione di massi/ su tappeti verdi-fradici/ il sentimento/ – ma no, vero non può essere/ già nell’imprinting di questo splendore/ c’era il disonore/ di una spina profonda/[..]

     Piani biennali per il futuro. Che farai fino alla fantasmagorica età  27anni1/2?

    Di certo so che tra poco pochissimo esce il mio amato libro Club dei visionari, che oltre ai testi in sé,  ha una copertina bellissima di Sergio Fiorentino che secondo me è tanto bravo e uno scritto di Gabriele Frasca che oltre ad essere tanto bravo è anche vesuviano. Poi ci sono in ballo altre cose poetic-succulente per la fine dell’anno e c’è J-boy a cui devo un esordio narrativo. Io vorrei continuare a scrivere le canzoni ma non so bene “sotto quale cielo”. Ancora meglio, cielo a parte, che Allie Brokij ogni tanto mi sistemi i fili da burattino.

     Grazie a te Roberta. Allora ti aspettiamo a Napoli (Napoli, Provincia…) con la bellezza sfolgorante e senza pari dei tuoi endecasillabi. La tua ultima foto ti inchioda irrimediabilmente : sarai la nostra Trilly Mertens! (poi ti spiego…).

    1477454_10202988973067130_576101597_n