• Un mare di cartone

    «Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia».

    Agota Kristof, La prova

    La costruzione di un’identità è essa stessa narrazione, scrittura del sé. Ma bisogna distinguere fra questa e il desiderio – non di rado spasmodico – di guadagnarsi un attimo sulla ribalta, un momento di successo. Moltissimi scrivono esclusivamente per rispondere a quest’ultimo richiamo. Non per ricercare i propri segni da lasciare, farsi segno da dire e condividere. Io credo che i grandi scrittori di ogni tempo abbiano esaudito la necessità di curare innanzitutto la tra-scrittura della propria vita: una difficile operazione di pulitura di un fondale oceanico che è però la sola in grado di renderne limpida la superficie.

    Ci si comprende per farsi comprendere. Altrimenti è un’altra recita, l’ennesimo simulacro fra maschere e scenografie di rozzi teatrini. Un mare dipinto. E le immagini di cartone bruciano in fretta, mentre quel che servirebbe è che qualcosa rimanga, che sappia rimanere. Ancora.