• Una crisi non fa rumore (parte 1 di 3)

    Arriva in silenzio la crisi e la crasi, il taglio del resto. La nuova vita che le strofe hanno provato a dire, a definire (attesa e inaspettata), ma forse si può solo suggerire. Anzi, di sicuro è così, anche quando niente è più sicuro eccetto la precisione del poeta che fa sua la sineddoche per mostrare la montagna dall’ansa della valle, il mare dalla schiuma dell’onda, il cielo dal riflesso delle nuvole. 

    Quando tutto cambia ed è cambiato le cose non contano più per come le hai conosciute. Hai smesso di riconoscerle. Hai provato ad afferrarle mosso dalla più violenta delle nostalgie, e qualcuna sei riuscito a trattenerla, ma tante altre no. Non contano più, quelle cose: d’ora in poi sarà importante solo il modo di guardarle. Uno sguardo nudo, diverso, a metà fra il meglio e il peggio – perché neanche le distinzioni della norma vanno bene, anche e soprattutto quelle vanno abbandonate. Le vedi correre e scorrere attraverso i vetri, su una strada che soltanto la tua mente può individuare, o sul dorso del tuo libro trasparente: volti rosa e rotondi fotografati nell’istante cristallino di una risata, nella cornice d’ombra di una notte che ti sembra abbia vissuto un altro, sotto gli occhi stellati di un gigante blu che resterà per sempre uguale e non tornerà mai come prima, fra le pareti di una casa che ora sai silenziosa e buia dove ti ricordi di aver giocato e schiamazzato ed ora è tutto vuoto, nel sapore di un bacio di cui non hai più memoria ma che hai masticato per anni pari a un secolo ed era l’unico gusto che sapevi. Ma adesso il gusto è un altro, i sogni pure e sono pochi, e i cieli troppi, e non capisci come un bambino non sa in che modo mettere un piede avanti all’altro, e tuttavia ci prova, lasciandosi alle spalle il vento caldo delle cose certe e andando incontro all’ineffabile, la sola cosa che resta davvero e fa scoppiare questa gioia triste, questa contraddizione che provoca turbamento e felicità e nella quale tutto può convivere.

    Per me è stato così, per me è stato detto meglio di così.

    Dicono che la mia

    sia una poesia d’inappartenenza

    Ma s’era tua era di qualcuno:

    di te che non sei più forma, ma essenza.

    Dicono che la poesia al suo culmine

    magnifica il Tutto in fuga,

    negano che la testuggine

    sia più veloce del fulmine.

    Tu sola sapevi che il moto

    non è diverso dalla stasi,

    che il vuoto è il pieno e il sereno

    è la più diffusa delle nubi.

    Così meglio intendo il tuo lungo viaggio

    imprigionata tra le bende e i gessi.

    Eppure non mi dà riposo 

    sapere che in uno o in due siamo una sola cosa.

     

    – Eugenio Montale – 

     

    *Per i corsivi: Attesa e inaspettata (Attesa e inaspettata, Niccolò Fabi);

    La precisione del poeta (Laura, Marlene Kuntz)